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Tra speranze resistenti e l'impegno condiviso con Coop

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Etica e solidarietà
18 Marzo 2025

La giovinezza dei 30 anni, quelli di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie", si festeggia a Trapani, venerdì 21 marzo, con un corteo di migliaia di persone che arriveranno in Sicilla per celebrare la Giornata della Memoria e dell'Impegno per le vittime innocenti delle mafie. Un appuntamento che ogni anno rinnova memoria, impegno civile, formazione, cultura e lotta: quella contro l'illegalità.

 

Quest'anno, la giornata promossa da Libera e Avviso Pubblico sarà anche quella del trentennale dell'associazione che il suo fondatore, don Luigi Ciotti, definisce una "realtà plurale, nata per convogliare l'impegno di tanti, rendendolo così più forte e incisivo". Con quali successi e, forse, speranze infrante si arriva al trentennale? «Non parlerei di speranze infrante - dice don Ciotti - perché la speranza è la materia più resistente che abbiamo! Ci sono però tante speranze ancora da realizzare. Tante situazioni che non siamo riusciti a cambiare, e altre che si sviluppano in modo opposto a come vorremmo, portando nuove ingiustizie, nuove forme di impunità. Ma è importante sottolineare le tappe positive!». E cita la legge 109/96 per il riutilizzo sociale dei beni confiscati, la nascita della prima cooperativa di Libera Terra nel Corleonese a inizio anni duemila, l'istituzione della giornata del 21 marzo... Un percorso in cui Libera ha trovato da sempre il sostegno di Coop, che oggi è il primo "cliente" dei prodotti realizzati sui terreni confiscati alle mafie. Libera Terra è una rete indipendente formata da 9 cooperative sociali e agricole più un consorzio, che hanno in gestione circa 1.200 ettari di terreni sottratti alle mafie. Oltre il 50% del fatturato dei suoi prodotti, commercializzati da Libera Terra Mediterraneo, sono venduti nei negozi delle cooperative di consumatori. Un giro d'affari di più di 4 milioni di euro generato per circa un quarto dai vini, e poi da conserve, sott'oli e paté, pasta, farine e frollini. Ma non solo. Le Coop sono soci sovventori delle coop di Libera Terra, organizzano campi sui beni confiscati per soci e dipendenti, iniziative sociali e culturali, campagne di sensibilizzazione.

"C'è chi ci accusa addirittura di arricchirci attraverso i beni confiscati, ignorando che Libera non gestisce direttamente i terreni, e che comunque in quel tipo di progetto le ricadute sociali superano di gran lunga i proventi economici!" chiosa don Ciotti.

Libera è tutto questo, ma nel bilancio dei suoi 30 anni c'è anche molto di più. «Penso - continua don Luigi -, alla nascita dei Presidi, spazi di protagonismo dei territori, nel 2005, o alla legge sullo scambio politico - mafioso approvata nel 2013, dopo una nostra campagna civica internazionale. Negli ultimi anni c'è stata la grande sfida di portare a nuova vita un bene confiscato nel centro di Roma, che oggi è una casa per la rete di Libera e un centro di documentazione aperto a tutti. E sempre in tempi recenti è nato il protocollo interministeriale Liberi di Scegliere, che ci ha consentito di offrire un'opportunità di vita alternativa a tante donne e minori in fuga dalle famiglie mafiose di origine. Senza scordare le tante altre iniziative che hanno coinvolto e coinvolgono il mondo della scuola, dell'arte, del giornalismo e dello sport».

La metà dei prodotti realizzati sui terreni confiscati alle mafie dalle cooperative di Libera Terra sono venduti da Coop.

Don Ciotti s'illumina quando gli si parla dei giovani. Lui, ispiratore e fondatore non solo della lotta alle mafie, ma anche del Gruppo Abele, attivo nel supporto ai tossicodipendenti e alle persone con altre dipendenze, ne conosce la forza d'animo per uscire dai momenti bui e l'impegno per mettersi, o rimettersi, in gioco. Come sarà il futuro di Libera e dei movimenti antimafia, di fronte al calo di partecipazione dei cittadini che tendono a ritirarsi dal sociale? «È vero che la democrazia oggi soffre di un calo significativo della partecipazione, a cominciare dal momento cruciale del voto. Ma noi vediamo anche l'altro lato della medaglia. Tanti giovani che hanno fame di responsabilità e impegno.

Ragazzi e ragazze consapevoli dei gravi rischi ambientali, della tenuta delle democrazie e di possibili conflitti globali, che per questo hanno voglia – anzi bisogno – di mettersi in gioco per evitare che le previsioni peggiori si avverino. Dovremmo prendere esempio da loro e fare in modo che questo entusiasmo non si spenga col tempo. Metterli in condizione di far sentire le loro voci e le loro proposte, invece di etichettarli sbrigativamente come "teppisti", "fragili", "svogliati". In gioco non c’è tanto il destino di Libera o di altre associazioni, ma quello dell’intera società.

Un esempio concreto sono i giovani che partecipano a E!StateLiberi!, tra i 18 e i 30 anni, che scelgono di partire volontari per i campi della legalità nelle cooperative di Libera Terra. Sono appena stati riaperti i bandi Coop per partecipare gratuitamente a questa esperienza. Anche quest’anno ci sono quattro date, tutte a luglio, con una novità: l’inserimento di Cascina Caccia, un bene confiscato in provincia di Torino, a San Sebastiano da Po. Le altre settimane si svolgono a San Giuseppe Jato (PA), Belpasso (CT) e Polistena (RC).

Scopri i campi e candidati su www.coop.it/eventi

«Il modello socioeconomico capitalista ha visto crescere sempre di più le disuguaglianze mentre diminuivano le regole di tutela di lavoratori e consumatori».

Delle mafie si parla molto poco, ma sono attivissime, integrate nel tessuto produttivo, si stima che siano addirittura il quarto gruppo industriale del Paese, davanti a un colosso come Stellantis. E fatturano in tutte le regioni, dove non a caso sono stati confiscati e riutilizzati i beni sottratti, come informa l'ultimo dossier di Legacoop.

Il Nord avanza negli appetiti delle mafie (+128,3 le denunce nel quadrante est fra 2023 e 2013), e le città metropolitane sono le più a rischio: in testa Napoli, Roma, Milano, Caserta e Brescia. Le mafie oggi sono sistemiche, integrate nel tessuto economico. Si sarebbe dovuto agire diversamente per non arrivare a questo punto? «Certo che sì - risponde don Ciotti. E questo è un discorso molto ampio. che non riquarda soltanto l'Italia ma l'intero modello socioeconomico capitalista. Un modello che in questi anni ha visto crescere sempre di più le disuguaglianze, mentre diminuivano le regole a tutela di lavoratori e consumatori. Un modello che anziché sviluppare anticorpi contro la penetrazione mafiosa, dalle mafie ha iniziato a prendere esempio, in una corsa spregiudicata al profitto sulla pelle delle persone e dell'ambiente. Il crimine ha smesso di sembrarci un problema, perché sovrapponibile a un contesto a sua volta criminale. Una normalizzazione che purtroppo già vediamo in atto».

 

 

Credits: Marco Donatiello

Nella seconda quindicina di marzo in tutti i negozi Coop i prodotti a marchio Libera Terra saranno in promozione, com'è consuetudine da anni. Il rapporto con Coop è sempre stato molto stretto. Che significato ha avuto e continua ad avere? È l'ultima domanda per don Ciotti. Che non esita a trovare le parole: «È un rapporto che definirei di affetto, oltre che di stretta collaborazione. Un affetto che deriva dall'essersi riconosciuti subito affini: con le stesse letture del contesto, gli stessi principi di trasparenza, giustizia e condivisione, la stessa fedeltà al "noi" come unico soggetto possibile del cambiamento. Camminiamo affiancati, e il sostegno di Coop ci offre anche delle garanzie di solidità economica: garanzie che però non potremmo accettare se non ci fosse questa identità di visione, e questa fiducia nelle persone che la compongono, dai vertici ai singoli soci».

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