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«Con Coop siamo qui, al fianco della popolazione». Ci sono dipendenti della Coop come Silvia, Alice, Roberta che da Medicina sono andate a spalare a Sant'Agata sommersa dal fango. O Alan, che ha perso la casa dei genitori, ma non si abbatte. E i direttori di supermercati e ipercoop, che lavorano senza tregua per tornare alla normalità. Mentre la macchina della solidarietà delle cooperative di consumatori è partita subito. A un mese dal disastro, il racconto di chi lo ha visto negli occhi.
«Per 30 secondi siamo rimasti senza fiato», è la prima frase che pronuncia Silvia, quando racconta il suo arrivo a Sant’Agata Bolognese all’indomani dell'alluvione che, il 17 e il 18 maggio, ha travolto intere aree dell’Emilia-Romagna e delle Marche. «È successo appena abbiamo messo piede in paese. Ci guardavamo intorno, il nostro cervello non riusciva a capire come fosse possibile che ci fosse tutto quel fango, ovunque.
Una voce dentro di me ripeteva: “Silvia, come facciamo?”. Poi la me razionale ha ripreso il controllo, dovevo agire. Mi sono rivolta agli altri e abbiamo iniziato a coordinarci: due vanno a spalare di qua, due in quella casa, altri due lì in fondo. Abbiamo lavorato per tutto il giorno». È forse questa immagine, che arriva dalle parole di Silvia Palmirani, dipendente Coop nel Bolognese, a fotografare meglio di qualunque altra cosa ciò che è accaduto i giorni dopo il disastro.
La macchina della solidarietà
La scena risale a sabato 20 maggio. Campagne e paesi sono ancora sott'acqua per le esondazioni in molte aree della regione, ma chi ha potuto ha aperto i negozi, ha offerto beni di prima necessità agli sfollati, ha dato vanghe per scavare, sacchi per raccogliere la sabbia, e volontari sono arrivati da ogni angolo dell’Emilia-Romagna. Mentre ancora la conta dei danni interni era in corso, con negozi come l’ipercoop di Cesena e di Lugo interamente distrutti - nelle cooperative di consumatori si lavorava per non lasciare soli soci, cittadini e dipendenti. Già nelle prime ore dopo l'alluvione, quando in intere zone mancava la corrente, sono arrivati camion di prodotti di prima necessità e alcuni supermercati, aperti, distribuivano pasti caldi per gli sfollati.
Intanto Coop ha stanziato subito un milione di euro a sostegno delle popolazioni colpite e ha avviato la raccolta fondi tra soci e consumatori, che hanno donato fino a oggi oltre 515 mila euro: 345 mila euro di donazioni alle casse, a cui vanno sommati circa 170 mila euro che sono arrivati direttamente sul conto corrente solidale aperto subito dopo l’alluvione. È stata anche aperta una sottoscrizione interna, per fare sì che i dipendenti di tutta Italia possano donare ore di ferie ai colleghi di Coop Alleanza e Coop Reno, le due cooperative che operano nelle terre devastate dall’acqua: tra loro c'è non solo chi ha visto affondare nel fango il proprio luogo di lavoro, ma anche chi ha perso casa e ora sta rimettendo insieme i pezzi per andare avanti. Al 1° giugno, nella sola Coop Alleanza 3.0 - presente con decine di supermercati e ipercoop, insieme a Coop Reno, nelle aree di Bologna e della Romagna colpite dall’alluvione - quasi 550 dipendenti avevano già usufruito di più di 2.400 giornate, di cui oltre 1.700 donate da 820 colleghi, e la parte restante integrata dalla Cooperativa. Coop Alleanza utilizzerà anche parte dell’1% delle vendite del prodotto a marchio Coop verso progetti di sostegno, e ha devoluto 100 mila euro a un ulteriore Fondo di solidarietà specificamente pensato per dare supporto ai lavoratori in difficoltà dopo l'alluvione.
SILVIA E LE ALTRE: DA CREMONA A SANT'AGATA, VANGHE IN MANO
Il 20 maggio Silvia Palmirani aveva programmato di andare a Cremona, con la sua associazione Medicina Rossoblu, per vedere la partita Cremonese-Bologna. C'erano anche due colleghe di Medicina, Alice Regazzini e Roberta Bonamici: entrambe lavorano in Coop. Era tutto pronto, ma al momento di partire nessuna se l'è sentita. «Sul gruppo Whatsapp Silvia ha lanciato la proposta di usare quella giornata per andare a dare una mano nelle zone alluvionate. La trasferta era stata programmata da mesi, ma abbiamo aderito senza pensarci due volte. Mentre il nostro Bologna vinceva 5 a 1, noi spalavamo», scherza Alice. «L’emergenza era altissima, serviva aiuto, ho deciso di tornare anche nei giorni a seguire, ogni volta che finivo il turno di lavoro. All’inizio non c'era nemmeno bisogno di organizzarsi, tanto c’era da fare. Arrivavi lì e ti proponevi dove vedevi che c'era necessità». Anche Silvia è tornata nei luoghi più disastrati, e non da sola. In tanti alla Coop hanno preso ferie apposta per dare un aiuto.
Roberta Bonamici, dipendente Coop, il 20 maggio era a Sant’Agata bolognese come volontaria
Bambini in prima linea
Roberta Bonamici ha stampate in testa le immagini di quel giorno: «La casa di un anziano, che era andato via con la badante. Con sua nipote abbiamo sgomberato l'appartamento, ogni cosa era ormai marcia. Quando tornerà, se tornerà, non troverà più nulla. Ricordo le auto distrutte, una era quasi sopra un albero, l'acqua deve essere arrivata con una forza pazzesca. E un ragazzetto che poteva avere 8-10 anni, per tutto il giorno ha fatto avanti e indietro con il suo tira acqua. Tra gli abitanti del posto, a tratti qualcuno piangeva o si metteva la testa tra le mani, poi si rimboccava le maniche e riprendeva a lavorare. Voglio tornarci presto a Sant'Agata, vedere come stanno quelle persone, sapere che in qualche modo si sono rimesse a posto. Questa esperienza mi ha fatto capire quanto è importante aiutare gli altri».
ALAN: «QUI I MIEI GENITORI HANNO PERSO TUTTO»
Tra chi ha perso ogni ricordo ci sono anche tanti lavoratori Coop, con i loro familiari. Uno di loro è Alan Casadio, capoarea nella zona dell'Appennino Tosco-emiliano. I suoi genitori, a Conselice di Ravenna, hanno perso la casa di famiglia e tutte le coltivazioni dei 5 ettari di terreno circostanti. Il canale Destra Reno, che scorre vicino alla costruzione di campagna, ha rotto gli argini e in una notte l'acqua ha ricoperto lo stabile fino a 1,80 metri di altezza. «I miei sono stati a casa mia per 13 giorni, ora si sono trasferiti in un appartamento in paese. Ci resteranno almeno fino all'autunno, tanto ci vorrà per ripristinare tutto e riarredare casa», spiega Alan. Anche al lavoro non è stato semplice, all'inizio, tra strade dissestate e danni ai negozi: «Chi abita in montagna per giorni non si è potuto muovere, qualcuno lo abbiamo spostato dove poteva arrivare. Ma i supermercati hanno riaperto subito anche nelle zone più danneggiate, c'era bisogno di detersivi per pulire, di pale. A Bagnara, dove mancava l'acqua potabile, il primo giorno è stato fatto arrivare d'urgenza un camion carico di bottiglie. Altri supermercati hanno donato tira acqua, stivali, pale e altri attrezzi per pulire. Altrove sono stati dati beni alimentari pasti alla protezione civile e agli sfollati».
Conselice: «Dopo cinque giorni abbiamo riaperto il negozio»
Conselice, in provincia di Ravenna, è uno dei paesi devastati dalle piene. Il negozio Coop del paese si è “miracolosamente” salvato, racconta Davide Monti, direttore del punto vendita: «Ma la corrente è mancata per quattro giorni e tutto l'assortimento dei freschi e del banco frigo è andato perduto». Alla domenica, quando ancora ci si muoveva con i canotti, Davide ha raggiunto con 7 colleghi il negozio, insieme hanno iniziato a fare ordine e a mettere nei sacchi la merce da smaltire.
«Il lunedì abbiamo riaperto con quello che c'era. Ho passato tutto il giorno al telefono per spiegare ai trasportatori come far arrivare i camion con la merce, perché molte strade erano interrotte». C'era da rifornire quasi un intero magazzino, ma bisognava fare presto: «Ci siamo attrezzati per avere il pane dai nostri due fornai, sono arrivate un po' di frutta e di verdura, il lunedì mattina abbiamo fatto gli ordini per ripartire con il banco di carni e latticini. In negozio eravamo 9 su 16: in 6 avevano la casa allagata o erano evacuati, un altro collega non riusciva a raggiungerci, ma ci siamo rimboccati le maniche, tutti ci hanno messo il cuore. E mentre da una parte si attivava la rete delle ferie solidali, con i colleghi che donavano ore e giornate di lavoro a chi era in difficoltà, tra i punti vendita è partita la collaborazione: chi era ancora chiuso mandava i colleghi nei negozi dove c'era bisogno di personale, a coprire il turno di chi era bloccato a casa. È grazie a tutto questo se oggi siamo aperti. Qui a Conselice un quartiere è rimasto sott'acqua per 17 giorni, moltissimi sono ancora sfollati, ma per chi è rimasto noi ci siamo. Fare la spesa, tornare a riempire le dispense è fondamentale per ritornare alla normalità».
Qui Cesena: Ripartire Da Zero
Una settantina di chilometri più in là, a Cesena, la conta dei danni non è ancora finita. Quando il Savio è esondato, all'Ipercoop Lungo Savio l'acqua ha superato il metro di altezza. Il centro commerciale ha in un certo senso salvato mezza città, convogliando una massa enorme di acqua nel piano interrato, ma l'onda gigante ha prima sommerso i parcheggi del centro commerciale, poi ha raggiunto il piano terra, superando il metro di altezza.
«In circa 4.400 metri quadrati di negozio si è salvato solo qualche tavolo di acciaio, e qualche banco dei surgelati che aveva il motore sul tetto», non può che constatare Simone Medri, direttore dell'ipermercato. Il punto vendita resta chiuso, ma qui, non appena la struttura è stata dichiarata sicura, la macchina è partita: il negozio è stato sgomberato, i pavimenti asciugati, e man mano che le ditte special proseguono con le operazioni di bonifica si procede con le installazioni dei nuovi arredi. «L’obiettivo è riaprire il prima possibile, e ridare ai cittadini di Cesena il loro Ipercoop. C’è una montagna di cose da fare, stiamo ripartendo da zero, ma di giorno in giorno il negozio sta prendendo forma, e questo ci restituisce fiducia. Noi romagnoli, si sa, siamo gente che si rimbocca le maniche».
Un aiuto per riemergere dalla devastazione
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