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Sono 37 in 11 regioni italiane, a cui si aggiungono 50 corner negli ipermercati Coop: stessa identità ma fisionomie diverse caratterizzano ogni punto vendita della catena di librerie indipendenti di matrice cooperativa, l'unica in Italia. Presidi culturali dove i librai sono l'anima e danno vita a incontri, gruppi di lettura e laboratori, come racconta Barbara, libraia a Bologna.
«Non vendiamo libri, ma librerie, intese come luoghi dove vivere un'esperienza, entrare in una comunità». Le parole di Fabrizio Lombardo, direttore operativo di Librerie.coop, sono una sintesi perfetta dell'atmosfera che si respira nei negozi della catena di librerie che portano il marchio Coop. Varcata la soglia di una qualunque delle 37 librerie sparse dal Piemonte alla Campania, non è difficile accorgersi della differenza. La fanno i libri in vetrina e sugli scaffali, mai scelti solo tra i titoli del momento, ma selezionati con cura, senza escludere collane e case editrici fuori dai circuiti maggiori. E la differenza, spesso, la fa anche il luogo in cui si trovano. In diverse occasioni, come a Bologna nel 2012 o a Reggio-Emilia nel 2020, Librerie.coop è subentrata a storiche librerie cittadine a rischio chiusura, custodendo nei centri storici presidi di cultura e di identità. Oppure ha portato dentro di sé un pezzo di storia locale, come a Mestre, dove nel grande punto vendita inaugurato quest'anno è stato assunto l'ex titolare di una leggendaria libreria per ragazzi cittadina, il “Libro con gli Stivali” costretta alla chiusura un paio d’anni fa.
Ogni presidio ha la sua storia, e anche la scelta del luogo racconta molto della filosofia di questo progetto. A Genova, una delle cinque librerie della Liguria, Librerie.coop sorge nel Porto antico, cuore pulsante della città, attivissimo nel promuovere eventi culturali. In Piemonte il gruppo ha invece affiliato a gennaio 2024 l’antica libreria di una cooperativa libraria, La Torre di Alba, parte del patrimonio civile e intellettuale della città, per anni simbolo di una sensibilità laica, luogo di aggregazione per promuovere la lettura e la discussione. Nel 1976 fu fondata nella casa turrita medievale di piazza Pertinace (di qui il nome) da una cooperativa di soci tra cui nientemeno che Carlo Petrini, patron di Slow Food, un’istituzione da queste parti e non solo. Scendendo più a Sud, in Toscana, non si può invece non menzionare la libreria del centro storico di Piombino, tra le prime a organizzare gruppi di lettura sin da subito, o Livorno, dove il negozio di libri è nel centro commerciale Porta a Mare, un progetto di riqualificazione delle vecchie Officine di rimessaggio delle navi. Solo entrarci è come fare un viaggio nella storia della gloriosa città marinara.
«La nostra è una catena indipendente, e si vede. A differenza di ciò che accade altrove, non troverai una libreria Coop uguale a un’altra, anche se sono nella stessa città, a pochi chilometri di distanza. Ogni assortimento, ogni allestimento riflette le caratteristiche del territorio in cui ci si trova e della sua utenza. E lascia spazio a editori o progetti editoriali che non ne trovano nelle grandi catene che fanno capo a case editrici. Sono i librai a scegliere cosa valorizzare, anche intercettando la sensibilità dei propri lettori, esattamente come accadeva nelle piccole librerie indipendenti di un tempo. Le nostre hanno l'ambizione di parlare delle persone che ci sono dietro, anche quando non le vedi».
I librai, circa 250, per lo più laureati in discipline umanistiche, sono l'anima di questi luoghi. Sui libri esposti accanto agli scaffali i clienti trovano spesso foglietti di appunti con i loro consigli di lettura. «Anche l’allestimento delle vetrine è frutto di studio: le nostre, per esempio, sono spesso monotematiche, e il calendario dell'offerta culturale alla città è un lavoro corale a cui tutti danno il proprio contributo», racconta Barbara Sghiavetta, responsabile di una delle più prestigiose librerie di Bologna, Librerie.coop Zanichelli di piazza Galvani, appena dietro Piazza Maggiore. Rilevata nel 2012 dal gruppo di matrice cooperativa, la libreria è un “monumento” della città - qui Giosuè Carducci aveva uno studio personale – e dopo il passaggio ha conservato la storica insegna e la sua essenza, restando punto di riferimento di un certo mondo culturale, ma non solo.
«È un onore per me lavorare qui, è una sfida impegnativa ed entusiasmante cercare di essere all'altezza di questo luogo», sorride la direttrice. «Per noi 5 dipendenti librai, questo non è solo uno spazio commerciale, il posto dove vendi un libro, ma punto di incontro culturale, che dialoga con il territorio e con le persone». Qui in piazza Galvani come in tutti gli altri store del gruppo, non c’è solo il canonico calendario di presentazione dei libri in uscita, ma si organizzano rassegne – tante - e gruppi di lettura, un'esperienza a cui i librai tengono tantissimo. «Tessiamo reti con enti, fondazioni, Università, costruiamo legami. E organizziamo in collaborazione con loro rassegne, dove presentiamo o leggiamo i testi di autori del logo, oppure di altissima caratura, ma che hanno bisogno di essere presentati perché non arrivano nei circuiti principali. E spesso ci divertiamo a ideare gruppi di lettura per catturare un pubblico diverso dal consueto. L’ultimo è stato quello con il Cai di Bologna, dedicato ai libri di montagna».Uno degli obiettivi del team è quello di intercettare in modi diversi nuovi lettori, così che la libreria diventi luogo abituale di frequentazione non solo di uno zoccolo duro di appassionati e anche uno spazio di promozione della lettura. Per esempio, la saletta al piano di sopra dove si tengono gli incontri è anche spazio espositivo per mostre fotografiche, una commistione di arti voluta: «Molti turisti entrano per vedere le mostre, poi magari si fermano perché in quel momento si sta tenendo un incontro o una presentazione, e ne sono incuriositi», continua la libraia.
Il progetto funziona, e non solo a Bologna. Pur in un Paese che legge poco, dal 2006, anno della costituzione, Librerie.coop ha continuato ad aprire punti vendita - gli ultimi a Mestre e a Modena, nel 2024 - e hanno bilanci in attivo da diversi anni. Risorse che vengono investire per nuovi presìdi, personale qualificato e attività. «Siamo la dimostrazione che anche la cultura può produrre ricchezza, una ricchezza che reinvestiamo di anno in anno per portare altra cultura, altra occupazione», dice Fabrizio Lombardo.
Anche in città che non ti aspetti, o nei centri commerciali, Librerie.coop è diventata punto di riferimento per un numero sempre crescente di cittadini, attraendo lettori negli eventi e facendo numeri impensabili. E dove non ci sono, i libri sono stati portati negli ipermercati Coop, e sono oggi circa 50, come spiega Lombardo: «L’idea è di raggiungere le persone anche fuori dagli spazi “canonici”. Può sembrare curioso, ma le librerie sono luoghi dove chi non è uso frequentarle può provare soggezione, e allora possiamo avvicinarli attraverso altri canali. È una delle ragioni per cui da diversi anni Librerie.coop partecipa attivamente ai principali eventi legati all'editoria, come il Festival della Letteratura di Mantova, Pordenonelegge, Il Festival di Internazionale a Ferrara, frequentati anche da persone curiose che si avvicinano ai libri per la prima volta. È un modo per far sapere chi siamo, far conoscere la nostra filosofia e i nostri valori, che sono quelli di Coop, e ci sta dando grandi soddisfazioni. Oggi un libro puoi comprarlo ovunque, anche in Autostrada o online, allo stesso prezzo. Invece ci arrivano ordini online dalla Sardegna e dalla Calabria, e se lo fanno è per premiare la nostra politica, la nostra identità».
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