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Ha preso il via a Bergeggi la campagna Coop per ripopolare i fondali di posidonia oceanica, il polmone del Mediterraneo. A raccontarci la prima tappa nella riserva marina ligure attraverso le immagini è Pietro Formis, fotografo e documentarista subacqueo.
Vista da sotto il livello del mare la riserva marina di Bergeggi è uno scrigno di tesori e di biodiversità.
Al di sotto delle falesie e della macchia mediterranea, l'area sommersa offre ai pochi fortunati che accedono al mondo subacqueo un universo popolato da formazioni coralligene e praterie di posidonie, spugne e anemoni, molluschi sgargianti e spirografi che ondeggiano alla corrente, e poi una quantità infinita di pesci: pelagici, murene con i loro gamberi pulitori, scorfani e barracuda, dentici e gronghi.
Un “grande spettacolo” lo definisce Pietro Formis, fotografo e documentarista subacqueo premiato l'anno scorso al Wildlife Photographer of the Year. Formis è di casa in Liguria, da quando da bambino ci trascorreva le estati armato di maschera e boccaglio, immerso nell’acqua finché non gli si raggrinzivano le mani. Nonostante il suo obiettivo abbia immortalato fondali spettacolari e specie in tutto il mondo, continua a considerare il Mediterraneo il suo “primo amore”: «E Bergeggi è un bellissimo esempio di ambiente Mediterraneo, vitale e ben conservato».
Qui, nella riserva marina, il fotografo ci è venuto a fine maggio, per un’operazione “speciale”, documentare il reimpianto di 200 metri quadrati di praterie di posidonia oceanica.
Anche questo paradiso protetto, infatti, non è immune dai danni causati dall’uomo all’ecosistema marino.
Ancoraggi selvaggi e mareggiate hanno sollevato negli anni i fondali nelle aree circostanti, e in alcune aree le praterie di posidonia oceanica si sono andate degradando. Una perdita che l'ecosistema marino non può permettersi, perché la posidonia è essenziale per l'ossigenazione delle acque e per la conservazione di molte specie ittiche.
Di qui l'idea, che nasce da Coop in collaborazione con LifeGate: favorire la ricolonizzazione della pianta, per ripristinare l’equilibrio nell'ambiente subacqueo. L'operazione fa parte della campagna Foresta blu, voluta da Coop e realizzata con la partecipazione di due partner scientifici, l’International School for Scientific Diving (Issd) e dell’Università di Genova, che si sono materialmente occupati della “riforestazione" e ne seguiranno gli esiti. Per l’operazione è stata utilizzata una tecnica messa a punto proprio dall’Issd, di cui Formis ha fotografato tutti i passaggi, mentre era sott'acqua con le squadre di tecnici: «Sono state posizionate sulle aree interessate delle stuoie in fibra di cocco agganciate a reti metalliche, che sono state fissate con lunghi picchetti. Allo stesso tempo sono state recuperati sacchi di talee, parti della pianta che contengono gemme e che si erano staccate naturalmente dai posidonieti esistenti a causa dell'azione marina, e poi sono state posizionate sotto le reti. L'obiettivo è far sì che si radichino e diano vita alla nascita di altre praterie», racconta il fotografo.
Un “polmone” di rara bellezzaLa tecnica è già stata utilizzata con successo proprio a Bergeggi e in tanti giurano sui suoi effetti. Formis, intanto, ha potuto fissare con il suo obiettivo la bellezza di coste e fondali, e la potenza scenografica della posidonia, che vediamo nei suoi scatti. Grazie a queste foto possiamo così conoscere meglio questa pianta marina, che la maggior parte di noi vede solo “a fine vita” quando si riversa sulla battigia in matasse di lunghe foglie secche. Nel mondo subacqueo è invece tutt’altra cosa: «Si presenta come una prateria di foglie lunghe, verdissime e sottili, che si muovono tutte insieme al ritmo della corrente. Passandoci in mezzo puoi osservare da vicino questa danza, e scorgere tra la vegetazione tantissimi pesci. La posidonia, oltre a svolgere il suo ruolo di “polmone” del mare, è come una nursery per tantissime specie che depongono le uova, e appena schiuse i giovani vivono lì, affollando queste distese di verde», spiega.
Bergeggi non è che la prima iniziativa del progetto Foresta blu, dedicato alla posidonia oceanica.
Nelle prossime tappe, dopo avere individuato le aree a rischio regressione, i tecnici si sposteranno nel Sud dell'Adriatico, di fronte alle coste della Puglia, dove inizierà a breve con l'Università di Bari il monitoraggio dei tre grandi posidonieti presenti, tra i pochi rimaste nell'Adriatico, per verificare il loro stato di salute. E a settembre sarà la volta dell’Isola d’Elba.Per contribuire all'operazione, si potranno acquistare dall’8 giugno e fino all’8 settembre nei negozi Coop le piantine di sansevieria, che tanto assomiglia alla posidonia e che è una delle specie più adatte a purificare gli ambienti interni, come la posidonia lo è per quelli marini.
Le piantine avranno il logo Foresta Blu, e per ciascun pezzo venduto un euro verrà utilizzato da Coop per finanziare il progetto. Intanto nei mari italiani veleggerà la Anywave, la storica barca a vela sostenuta da Coop, che farà tappa in diversi porti italiani, come testimone di buone pratiche ambientali, e incrocerà “Foresta Blu” nell’Adriatico, durante il monitoraggio delle acque pugliesi.
Sempre Anywave ospiterà a settembre 10 dei partecipanti al Sea Explorers, il corso di biodiversità marina organizzato da Coop, nella loro uscita didattica nella zona del Conero.
A Bergeggi, come altrove, il focus sarà la salute delle posidonie e dei nostri mari, mai come oggi a rischio.
Negli ultimi 50 anni la superficie occupata da questa pianta così preziosa è diminuita del 30%, per via di inquinamento, riscaldamento delle acque, pesca a strascico e ancoraggi selvaggi, mentre in contemporanea il mare si popolava di rifiuti. Formis lo sa bene: «Appena fuori dalle riserve il paesaggio marino muta drasticamente, quello che si vede è soprattutto la mano dell'uomo, ci sono rifiuti di qualsiasi tipo, dai detriti edilizi, ai tubi, plastica che finisce o viene gettata volutamente. È ora di fare qualcosa di più per preservare i mari. La strategia dell'Unione Europea sulla biodiversità per il 2030 ha un obiettivo ambizioso, proteggere il 30% dei mari dell'UE creando nuove aree marine protette. Oggi sono pochissime, ma andrebbe preso come impegno».
Image credits: Pietro Formis
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