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Arriva il momento delle ultime azioni e dei primi risultati per “Foresta Blu”, la campagna di Coop per il monitoraggio, il ripristino e la protezione di tratti di praterie di Posidonia oceanica nei mari italiani.
3 le aree marine “osservate speciali” in Puglia a Monopoli, Torre Guaceto e Savelletri grazie alla collaborazione con l’Università di Bari. A minacciare le ultime praterie rimaste nell’Adriatico, oltre al cambiamento climatico è anche l’ancoraggio selvaggio in grado di alterare completamente il naturale ciclo biologico di sopravvivenza della pianta. Da qui l’appello a comportamenti corretti da parte dei diportisti lanciato non a caso durante la Regata Internazionale Brindisi-Corfù.
A differenza del Tirreno, nell’Adriatico la Posidonia, per le sue particolari esigenze di vita, è presente solo a partire dalle coste della Puglia e non si spinge più a nord delle isole Tremiti. Proprio questa estrema rarefazione di una pianta che ha incredibili proprietà rende ragione del modo in cui in questa zona d’Italia ha preso forma “Foresta Blu” la campagna di Coop volta a proteggere e ripristinare, ma anche a monitorare i tratti di prateria di Posidonia oceanica ancora esistenti. Diversamente dal mar Tirreno dove in due località (a Bergeggi in Liguria e all’Isola d’Elba in Toscana) si è provveduto tra il 2024 e il 2025 a riforestare in tutto 300 metri quadri di fondo marino, la collaborazione con il team di ricercatori dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, guidato da Giovanni Chimienti, ricercatore in Ecologia presso il Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente, ha da subito scelto un’altra modalità, quella dell’indagine, tanto più che lo screening attivo presso i siti indagati nel 2025, fino ad alcuni anni fa era stato sospeso e ha trovato ora un nuovo avvio.
Ad affiancare Coop e Università fin dalla gestazione di “Foresta Blu” LifeGate, il partner scientifico che promuove la Water Defenders Alliance, l’alleanza tra imprese creata per generare un impatto concreto nella difesa delle acque di cui Coop fa parte, e la barca da regata Anywave, da sempre attenta alla navigazione sostenibile. Il suo equipaggio è stato il primo in Italia a introdurre la figura del Reco, il responsabile ecologico di bordo incaricato della programmazione sostenibile di cambusa e navigazione e dallo scorso anno ha adottato un innovativo kit anti-sversamento, adottato dalla Water Defenders Alliance e brevettato da un’azienda italiana che permette la raccolta degli oli e idrocarburi già a bordo, prevenendone lo sversamento in mare.
Non è un caso se la presentazione dei risultati è avvenuta nel Villaggio della 39ª Regata Internazionale Brindisi-Corfù presso lo stand istituzionale del Circolo della Vela perché proprio i diportisti siano essi professionisti o no possono essere determinanti per il futuro dei posidonieti in Adriatico.
Sotto l’acqua, i risultati del monitoraggio - Iniziato un anno fa, il monitoraggio ha riguardato tre siti diversi e si è svolto unendo alle varie immersioni per verificare lo stato dei fondali le analisi di laboratorio e le valutazioni scientifiche. L’obiettivo non era soltanto capire lo stato di salute attuale delle praterie, ma anche verificare dove potranno essere più utili eventuali interventi di riforestazione o l’installazione di campi boe a protezione come quello in fase di allestimento definitivo a Cavo all’Isola d’Elba sopra gli ultimi 100 metri quadri di Posidonia piantumati due settimane fa in questo caso con la collaborazione della ISSD (International School for Scientific Diving) artefice della tecnica di piantumazione adottata assieme all’Università di Genova.
Le tre aree dell’Adriatico sono diverse, se non altro perché una -quella di Torre Guaceto- insiste su un’Area Marina Protetta (AMP), e come tale fornisce un’immagine perfetta del potenziale delle praterie della costa adriatica pugliese: praterie in salute e in crescita, seppur minacciate dal cambiamento climatico che in alcuni punti ne ha compromesso la continuità. A maggior ragione l’attenzione deve essere posta sulle altre due dove è soprattutto l’impatto antropico a generare problemi. Se tutto sommato la prateria di Savelletri, benché inevitabilmente disturbata dalla vicina presenza del porto, dimostra ancora una certa capacità di resistenza sono soprattutto i punti monitorati dell’area di Monopoli a risultare danneggiati e in regressione, uno sicuramente in fase oramai irrecuperabile. Si tratta di una parte a sud del porto, molto gettonata dai diportisti perché caratterizzata da acque calme, dove il monitoraggio ha individuato una prateria in regressione e innumerevoli impatti degli ancoraggi, testimoniati dalla distribuzione a chiazze della prateria e dalla presenza di diverse àncore abbandonate (ne sono state ritrovare sei in un solo giorno). Diversa la situazione nella zona di Cala Corvino, a nord di Monopoli; qui persiste un’insenatura naturale ideale per l’ancoraggio delle piccole imbarcazioni da diporto, che difatti viene utilizzata spesso durante i mesi estivi. Anche in questa insenatura, il massiccio e continuo ancoraggio, principalmente tra i mesi di maggio e ottobre, ha portato alla regressione della prateria che si limita al contorno dell’area utilizzata dall’ancoraggio, ma qui non sono emersi però ulteriori impatti antropici diretti e quindi per questa area eventuali azioni tutelative potrebbero invertire il processo di regressione.
Sopra l’acqua, cosa fare per invertire il processo di regressione - Ormeggiare in maniera corretta evitando di procurare danni ai fondali è fondamentale. “Gettare l’ancora sui pochi posidonieti rimasti in queste zone -spiega Giovanni Chimienti- significa infliggere a loro ulteriori ferite. Noi sub durante le immersioni facciamo mappature con il sonar e vediamo solchi lunghissimi, cicatrici profonde in cui la Posidonia fa fatica a rinascere, piuttosto si insinuano al suo posto alghe e organismi più veloci e opportunisti. Bisogna evitare che ciò accada. A questo servono campagne di tutela e sensibilizzazione come “Foresta Blu”, oltre naturalmente a interventi più definitivi come i campi boe. Là dove sono stati posizionati -penso, ad esempio, alle isole Tremiti – stanno dando risultati importanti e le praterie di Posidonia tornano a crescere”. Naturalmente altri nemici sono in agguato come la pesca incontrollata che arriva anche là dove non sarebbe permessa. Anche nelle Aree Marine Protette. Sul Tirreno l’ultimo monitoraggio effettuato sulla prima prateria reimpiantata un anno fa in Liguria a Bergeggi ha riscontrato la presenza di una rete da posta posizionata in parte su due delle venti biostuoie su cui sono state innestate le nuove talee di Posidonia. L’avviso da parte dell’Università di Genova e l’intervento della locale Capitaneria di Porto ha attivato la rimozione e fortunatamente non ci sono state conseguenze sull’impianto. Ma la vigilanza da un lato e la sensibilizzazione dall’altro è necessario vadano di pari passo. Solo così potremmo salvare non solo una pianta che è considerata a ragione il polmone del mare (sia in termini di assorbimento della CO2 che sulla produzione di ossigeno, le foreste marine sono efficaci tanto, se non di più, di quelle terrestri), ma attraverso lei aggiungere vita all’intero ecosistema marino.
Roma, 6 giugno 2025
Per informazioni:Silvia Mastagni, coordinamento comunicazione Coop. Responsabile Ufficio Media e Comunicazione Istituzionale Ancc-Coop. Tel. 06 441811 - 335 7884168 - silvia.mastagni@ancc.coop.it Rosita Fattore, Ufficio Media e Comunicazione Istituzionale Ancc-Coop Tel. 06 44181216 – 347 7133643 - rosita.fattore@ancc.coop.it Ufficio stampa Coop Alleanza 3.0 ufficio.stampa@alleanza3-0.coop.itVittorio Morisco 335 1226703, Francesco Reggiani 328 1662569
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