Skip to main content
Logo Coop
icona di accesso al portale
icona di utente con accesso effettuato

Ciao,


Vai all'area riservata >


Vai a Coop Italia  
  • Noi
  • Cooperative
  • Storie e Impegno
  • Il Prodotto Coop
  • Partecipiamo
  • Spesa e servizi
  • News & Media
  • Noi
  • 10 ragioni per partecipare
  • Essere socio
  • La nostra organizzazione
  • La storia
  • Storie e Impegno
  • Le nostre storie
  • Impegno per la società
  • Impegno per l'ambiente
  • Impegno per la scuola
  • Il Prodotto Coop
  • Catalogo prodotti Coop
  • Valori Prodotto Coop
  • Fior Fiore In Cucina
  • Ricette
  • Partecipiamo
  • Approvato dai Soci
  • Eventi
  • Cibo
  • Salute e benessere
  • Arte e cultura
  • Etica e solidarietà
  • Rispetto per l'ambiente
  • Convenzioni
  • Spesa e servizi
  • Cerca negozio
  • Servizi oltre la spesa
  • Buoni spesa
  • Carte regalo
  • News & Media
  • Comunicati stampa
  • News
  • Spot TV & Video
  • Noi
    Noi
    10 ragioni per partecipare
    Essere socio
    La nostra organizzazione
    La storia
  • Cooperative
  • Storie e Impegno
    Storie e Impegno
    Le nostre storie
    Impegno per la società
    Impegno per l'ambiente
    Impegno per la scuola
  • Il Prodotto Coop
    Il Prodotto Coop
    Catalogo prodotti Coop
    Valori Prodotto Coop
    Fior Fiore In Cucina
    Ricette
  • Partecipiamo
    Partecipiamo
    Approvato dai Soci
    Eventi
    Cibo
    Salute e benessere
    Arte e cultura
    Etica e solidarietà
    Rispetto per l'ambiente
    Convenzioni
  • Spesa e servizi
    Spesa e servizi
    Cerca negozio
    Servizi oltre la spesa
    Buoni spesa
    Carte regalo
  • News & Media
    News & Media
    Comunicati stampa
    News
    Spot TV & Video
  • Home
  • Previsioni 2026 sui consumi alimentari
bulletin

Previsioni 2026 sui consumi alimentari
Condividi

07 Gennaio 2026

Molta disillusione e poco entusiasmo. Gli italiani che si affacciano sul 2026 sembrano immergersi in un bagno di realtà che li mette a diretto contatto con un mondo ostile dove i conflitti bellici, le diseguaglianze sociali, il climate change sono moneta corrente e influenzano pesantemente l’economia (tornano di moda i beni rifugio e gli investimenti più remunerativi sono materie prime e terre rare, azioni delle aziende della difesa e l’oro). La preoccupazione, la prima parola scelta dagli italiani per definire l’anno che verrà (37% del campione), viaggia di pari passo con l’insicurezza (23%) anche se, sul finire d’anno, non manca la voglia di resistere con uno su 4 che si attacca comunque tenacemente all’ottimismo (25%), e alcuni chiamano in causa persino la curiosità e la fiducia (24%). È pur vero però che le emozioni positive sono fortemente connesse alla sfera personale e familiare; più gli italiani guardano allo scenario nazionale e internazionale più la tensione sale e ammanta di negatività le aspettative.

È l’istantanea degli italiani scattata dalle due survey dell’Ufficio Studi Coop condotte a dicembre 2025: la prima su un campione rappresentativo della popolazione italiana in collaborazione con Nomisma e la seconda tra gli opinion leader italiani iscritti alla community del Rapporto Coop*.

 

La maggioranza di quest’ultimi (43%) utilizza il sostantivo “turbolenza” per descrivere lo scenario 2026, il 34% sceglie “instabilità”, mentre sarà “stabile” per appena l’1%. Una instabilità che orienta negativamente anche le previsioni sull’andamento dei mercati finanziari nel 2026, in forte ribasso o soggette ad una contrazione significativa per il 38% degli opinion leader intervistati. L’impressione è di essere in un contesto confuso ed erratico con improvvise, imprevedibili accelerazioni, una sorta di globale frullatore i cui comandi paiono affidati a pochi leader mondiali: Netanyahu, Putin e Trump, su cui pesano i giudizi fortemente negativi degli opinion leader intervistati (tutti sopra l’80%), mentre Xi Jinping è l’unico leader globale a raccogliere valutazioni per lo più positive (43%). Comprensibile quindi attendersi un 2026 ancora difficile con l’Italia che ritorna ad essere il fanalino di coda dell’Europa con una crescita del Pil che lo stesso campione di intervistati indica appena sopra lo 0 (+0,2%, a fronte di una previsione Istat di un +0,8%).

In un simile contesto difficile ipotizzare un qualche dinamismo dei consumi; gli opinion leader stimano una crescita della spesa delle famiglie dello 0,3%nel 2026, a fronte del +0,9% previsto dall’Istat. Certo gli italiani sanno di dover spendere di più, ma lo faranno quasi esclusivamente per consumi di necessità; quanti pensano di spendere di più per utenze e bollette superano di 22 punti percentuali quanti sperano di pagare meno. E questo timore di spendere di più vale anche per la salute fisica (saldo +10 punti percentuali) e il cibo domestico (saldo +9). È un’Italia delle piccole cose dove la wish list degli italiani per il nuovo anno si riempie di frugalità rinunciataria e sono soprattutto i tanti “vorrei ma non posso” a dare il senso di un Paese seduto su sé stesso, raggomitolato nella dimensione familiare dove qualsiasi spinta a un maggiore dinamismo tende presto ad annullarsi. D’altronde la disillusione fa rima, certo, con la tranquillità, ma anche con un maggiore cinismo; riflessi allo specchio, gli italiani sacrificano nel prossimo anno comportamenti ispirati a integrità e ideali, ma anche a generosità e altruismo (i primi scendono in due anni di 4 punti percentuali, i secondi di ben 9) in nome di un malcelato e disincantato benessere individuale.  Infatti, la già citata “tranquillità e armonia” sale di 5 punti e la ricerca di “realizzazione e successo” di 10 punti (rafforzandosi tra le giovani donne).


 

E in questa little Italy, la casa continua ad essere il luogo del cibo. Innovazione e più tempo tra i fornelli sono le parole chiave della tavola 2026 degli italiani, fatta di alimenti salutari, semplici, autentici. Non si interrompe la crescita dei cibi “senza”, la voglia di frutta e verdura sulla tavola. Nel carrello la qualità trova il suo posto a fianco della convenienza e in questo senso si può leggere sia l’importante ulteriore aumento della MDD che oramai ha conquistato gli italiani (l’81% dei manager food & beverage prevede un aumento della spesa delle famiglie per alimenti e altri beni del largo consumo confezionato a Marca del Distributore) sia il rallentamento della crescita dei discount. E nel Largo Consumo, pensando all’anno che verrà l’umore è più grigio che nero: il 12% dei manager food & beverage intervistati intravede un miglioramento, il 66% prevede stabilità, il 22% un peggioramento. Anche se le intenzioni di acquisto sono moderatamente positive se crescita sarà, sarà comunque di piccolo cabotaggio (+0,9% a valore nel 2026 rispetto al 2025) e più che compensata dall’aumento dei prezzi, tanto da tradursi in un calo dei volumi (-0,4%). Per vincere in un mercato che resta molto competitivo, per le imprese del Largo Consumo le priorità su cui scommettere sono il “capitale umano” (indicata dal 49% dei manager di settore, ma si arriva al 57% nel retail), davanti a innovazione tecnologica (47%) e ottimizzazione dei processi (43%).


 


 

Un bagno di realtà – Molta disillusione e poco entusiasmo. Gli italiani che si affacciano sul 2026 sembrano immergersi in un bagno di realtà che li mette a diretto contatto con un mondo ostile dove i conflitti bellici, le diseguaglianze sociali, il climate change sono moneta corrente e influenzano pesantemente l’economia (tornano di moda i beni rifugio e gli investimenti più remunerativi sono materie prime e terre rare, azioni delle aziende della difesa e l’oro). La preoccupazione, la prima parola scelta dagli italiani per definire l’anno che verrà (37% del campione), viaggia di pari passo con l’insicurezza (23%) anche se, sul finire d’anno, non manca la voglia di resistere con uno su 4 che si attacca comunque tenacemente all’ottimismo (25%), e alcuni chiamano in causa persino la curiosità e la fiducia (24%). È pur vero però che le emozioni positive sono fortemente connesse alla sfera personale e familiare; più gli italiani guardano allo scenario nazionale e internazionale più la tensione sale e ammanta di negatività le aspettative. È così per il mercato del lavoro del territorio in cui si vive (lo vede nero il 43%, solo l’11% associa positività), il fattore sicurezza (47% negativo a fronte di un 8% positivo), l’accesso ai servizi sanitari (il 48% versus 9%) e non si fanno sconti allo stato dell’economia italiana (percezione negativa al 42% contro il 21% positiva), alle criticità generate dai cambiamenti climatici (percezione negativa al 50% contro il 20% positiva).

È l’istantanea degli italiani scattata dalle due survey dell’Ufficio Studi Coop condotte a dicembre 2025; la prima su un campione rappresentativo della popolazione italiana in collaborazione con Nomisma e la seconda tra gli opinion leader iscritti alla community del Rapporto Coop*.

La maggioranza di quest’ultimi (43%) utilizza il sostantivo “turbolenza” per descrivere lo scenario 2026, il 34% sceglie “instabilità”, mentre sarà “stabile” per appena l’1%.  Una instabilità che orienta negativamente anche le previsioni sull’andamento dei mercati finanziari nel 2026, in forte ribasso o soggetti ad una contrazione significativa per il 38% degli opinion leader intervistati. L’impressione è di essere in un contesto confuso ed erratico con improvvise imprevedibili accelerazioni, una sorta di globale frullatore i cui comandi paiono affidati a pochi leader mondiali: Netanyahu, Putin e Trump, su cui pesano giudizi fortemente negativi degli opinion leader intervistati (tutti sopra l’80%) mentre Xi Jinping è l’unico leader globale a raccogliere valutazioni per lo più positive (43%). Comprensibile quindi attendersi un 2026 ancora difficile con l’Italia che ritorna ad essere il fanalino di coda dell’Europa con una crescita del Pil che i manager intervistati indicano appena sopra lo 0 (+0,2% a fronte di una previsione Istat di un +0,8%).

Tra le priorità affidate al Governo dagli opinion leader spiccano, oltre alla persistente richiesta di riduzione della pressione fiscale per famiglie e imprese, il potenziamento delle politiche per il lavoro intese come valorizzazione del capitale umano, conciliazione vita-lavoro, regolarizzazioni e nuove politiche di natalità e persiste l’atteggiamento positivo con cui si guarda al contributo che l’AI potrà dare alla produttività delle imprese (il 69% parla di incremento significativo o moderato), mentre il 37% è altrettanto convinto che possa portare beneficio anche ai tassi di occupazione.

 

Little Italy- In un simile contesto difficile ipotizzare un qualche dinamismo dei consumi; gli opinion leader intervistati prevedono una crescita dello 0,3% mentre l’ultima previsione Istat è più ottimistica, ma pur sempre contenuta (+0,9%). Certo gli italiani sanno di dover spendere di più, ma lo faranno quasi esclusivamente per consumi di necessità; quanti pensano di spendere di più per utenze e bollette superano di 22 punti percentuali quanti sperano di pagare meno. E questo timore di spendere di più vale anche per la salute fisica (saldo +10 punti percentuali) e il cibo domestico (+9). È un’Italia delle piccole cose dove la wish list degli italiani per il nuovo anno si riempie di frugalità rinunciataria e dove sono soprattutto i tanti “vorrei ma non posso” a dare il senso di un Paese seduto su sé stesso, raggomitolato nella dimensione familiare dove qualsiasi spinta a un maggiore dinamismo tende presto ad annullarsi.

Così se trasferirsi all’estero, cambiare lavoro, dedicarsi di più alla propria formazione rimangono anche nel 2026 nel cassetto dei sogni inutile pensare che possa per miracolo accennare a riprendere la natalità (solo il 12% dei 18-44enni italiani pensa di avere un figlio nei prossimi 12 mesi a fronte del 29% che lo vorrebbero ma non pensa accadrà e del 59% che non è interessato ad averne).

D’altronde la disillusione fa rima, certo, con la tranquillità, ma anche con un maggiore cinismo; riflessi allo specchio gli italiani sacrificano nel prossimo anno comportamenti ispirati a integrità e ideali, ma anche a generosità e altruismo (i primi scendono in due anni di 4 punti percentuali, i secondi di ben 9) in nome di un malcelato e disincantato benessere individuale. Infatti, la già citata “tranquillità e armonia” sale di 5 punti e la ricerca di “realizzazione e successo” di 10 punti. Le più determinate per questo spostamento sul sé, le giovani donne: il 26% delle 18-29enni puntano sul successo (10 punti percentuali in più rispetto alla media).

 

La casa, il luogo del cibo - E in questa little Italy, la casa continua ad essere il luogo del cibo. Stabile la crescita dell’home cooking (7 italiani su 10 non prevedono cambiamenti nella spesa alimentare per il consumo domestico, mentre il 20% ipotizza un aumento) e perfino il delivery torna a crescere, trascinato dalla voglia di rimanere in casa. Innovazione e più tempo tra i fornelli sono le parole chiave della tavola 2026 degli italiani, fatta di alimenti salutari, semplici, autentici.

Chi prevede di acquistare più cibi senza conservanti e additivi, infatti, nel 2026 supera di 21 punti percentuali chi pensa di diminuirli (+14 nel 2024); la stessa differenza è di 18 punti percentuali per i cibi senza / a ridotto contenuto di zuccheri (+13 nel 2024) e di 15 per i cibi senza / a ridotto contenuto di grassi (+12 nel 2024). Nelle intenzioni degli italiani, verdura, frutta e pesce sono in aumento (chi prevede di acquistarne di più supera, rispettivamente, di 23, 21 e 9 punti percentuali chi pensa di ridurli), in netto contrasto con le previsioni di spesa per l’acquisto di carni rosse (-21) e salumi (-28).

Esce radicalizzato il mantra degli italiani degli ultimi anni che puntano al benessere a tavola associato al principio della prevenzione come comportamento oramai acquisito.

Nel carrello la qualità trova il suo posto a fianco della convenienza e in questo senso si può leggere sia l’ulteriore espansione della MDD che oramai ha conquistato gli italiani (l’81% dei manager food & beverage prevede un aumento della spesa delle famiglie per alimenti e altri beni del largo consumo confezionato a Marca del Distributore) sia il rallentamento della crescita dei discount.


 

Innovazione e capitale umano, le risorse strategiche del retail - Nel Largo Consumo pensando all’anno che verrà l’umore è più grigio che nero: il 12% dei manager food & beverage intervistati intravede un miglioramento, il 66% prevede stabilità, il 22% un peggioramento. Anche se le intenzioni di acquisto alimentare sono moderatamente positive se crescita sarà, sarà comunque di piccolo cabotaggio (+0,9% a valore nel 2026 rispetto al 2025) e più che compensata dall’aumento dei prezzi, tanto da tradursi in un calo dei volumi (-0,4%). Le speranze di migliori performance del segmento LCC sono affidate prioritariamente all’innovazione tecnologica e a crederci di più sono i manager del retail (il saldo tra chi prevede un  miglioramento e chi teme un peggioramento sul fronte dell’innovazione tecnologica è di +64 punti percentuali contro i +55 rilevati nell’industria alimentare). La sostenibilità ambientale resta un compromesso praticabile: il 34% dei manager food & beverage prevede un aumento dell’attenzione delle imprese di settore per questo aspetto, contro un 16% di scettici che prevede un minor impegno su questo fronte (saldo +18). Tra gli aspetti più critici per i manager della filiera alimentare, invece, troviamo le voci che riguardano i livelli occupazionali (saldo tra miglioramento e peggioramento di -13 punti percentuali) e, soprattutto, il costo del lavoro (-27), quello di materie prime e merci (-30, ma si arriva a -47 tra i manager del retail) ed i margini / redditività (-30).

Per vincere in un mercato food che resta molto competitivo, per le imprese del Largo Consumo le priorità su cui scommettere sono il “capitale umano” (indicato dal 49% dei manager di settore, ma si arriva al 57% nel retail), davanti a innovazione tecnologica 47% e ottimizzazione dei processi 43%.

 


 

*Le previsioni 2026 sono frutto di due indagini on-line (metodologia Cawi) condotte nel mese di dicembre 2025 dall’Ufficio studi Coop e i suoi partner. La prima, “Wish List 2026”, è stata realizzata in partnership con Nomisma su un campione di 1.000 individui rappresentativo della popolazione italiana di 18-65 anni ed ha visto la collaborazione con A21 Consulting di Mirko Veratti. La seconda, “Unwrapping 2026”, rivolta alla community del Rapporto Coop, ha visto la partecipazione di 714 opinion leader italiani (titolari e manager di aziende, rappresentanti di istituzioni pubbliche, analisti di primarie società di consulenza)

Infografiche e comunicato visionabili e scaricabili su www.italiani.coop.


 

La versione integrale del Rapporto Coop 2025 è disponibile a questo link. 

 

 

Roma, 5 gennaio 2026

 

Per informazioni:
 

Silvia Mastagni, Coordinamento comunicazione Coop, Responsabile Ufficio Media e Comunicazione Istituzionale Ancc-Coop
Tel. 06 441811 - 335 7884168 - silvia.mastagni@ancc.coop.it
 

Rosita Fattore, Ufficio Media e Comunicazione Istituzionale Ancc-Coop
Tel. 06 44181216 – 347 7133643 - rosita.fattore@ancc.coop.it

Footer

logo Coop

© 2023 Coop Italia.
Tutti i diritti riservati.

  • Contatti
  • Privacy
  • Lavora con noi
  • Accessibilità
  • Avvisi di Richiamo Prodotti
  • Cookie Policy
  • MOG D. Lgs. 231/2001
  • Piccoli Elettrodomestici
  • Schede Detergenti
  • Schede Guanti
  • Schede Lampade
  • Schede Occhiali
  • Schede Ventilatori
  • Schede Vernici
  • Tabelle Comparative

Attenzione! Stai per essere indirizzato ad un'altra pagina.

Sicuro di voler abbandonare il sito di Coop ?

Attenzione stai per iniziare la richiesta del tuo SPID che andrà attivato fisicamente nel Punto vendita selezionato.

Ricorda che da questo momento non potrai più cambiare punto vendita

Attenzione stai per iniziare la prenotazione on line dei tuoi libri di testo da ritirare nel punto vendita selezionato.

Ricorda che da questo momento non potrai più cambiare punto vendita

Dove trovo il numero di tessera socio?

immagine tessera socio

I soci ex Unicoop Tirreno ed ex Coop Centro Italia continueranno a utilizzare la Carta Socio della loro cooperativa di origine, anche dopo il passaggio a Unicoop Etruria.

Attenzione stai per essere indirizzato sulla pagina per effettuare il pagamento della quota di associazione.

Verifica che la Cooperativa di riferimento sia corretta prima di procedere.

Vuoi disiscriverti dall'evento

?

Non puoi iscriverti a questo evento

Legenda stati evento

ATTIVO

Evento a cui è possibile iscriversi


IN PREPARAZIONE

Evento programmato ma ancora in fase di definizione, presto potrai registrarti!


SOSPESO

Evento attualmente sospeso, potrebbe tornare attivo in futuro.


POSTI ESAURITI

Evento a cui non è possibile iscriversi perché è stato raggiunto il numero massimo di iscrizioni. Potrebbe tornare attivo se altri utenti dovessero disiscriversi.


POSTI GIORNALIERI ESAURITI

Evento a cui non è possibile iscriversi perché è stato raggiunto il numero massimo di iscrizioni giornaliere. Prova a iscriverti domani!


ISCRIZIONI TERMINATE

Evento a cui non è possibile iscriversi perché le iscrizioni sono state chiuse.

Aggiorna la tua password
Coop Alleanza 3.0 ha implementato nuove misure di sicurezza per i propri portali.

Ti chiediamo di procedere con l'aggiornamento della password di accesso attraverso il link che riceverai all'indirizzo email associato al tuo account.

Questo aggiornamento sarà esteso automaticamente a tutti i siti e app della cooperativa per cui hai una registrazione.

Informazioni importanti

Se sei già registrato alla cooperativa selezionata, puoi utilizzare i tuoi dati d’accesso per accedere.

Per gli utenti ex Coop Centro Italia: se hai creato un account prima del 01/07/2025 questo non è più valido: dovrai crearne uno nuovo.

Per gli utenti ex Unicoop Tirreno: Se sei già registrato con Unicoop Etruria o eri registrato con Unicoop Tirreno, puoi utilizzare i tuoi dati per accedere.