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Fino al 9 gennaio soci e clienti Coop possono aderire alla campagna Coop per dare aiuto ai civili in fuga da 4 scenari di conflitto: Libano, Ucraina, Gaza e Sudan. Giovanna Li Perni, responsabile del programma Corporate partnership e filantropia privata di Unhcr Italia, racconta cosa succede nel Paese africano, teatro di una delle più grandi catastrofi umanitarie di questo periodo. Di cui sembra non accorgersi nessuno.
«Quando Hadji Al Nour Sar ha incontrato gli operatori umanitari di Unhcr, ha chiesto per prima cosa un vestito. Indossava lo stesso abito ormai ridotto a brandelli da più di un anno, da quando cioè è fuggita dal massacro che si stava consumando in Darfur, regione occidentale del Sudan. Ha trent’anni, oggi è nel campo profughi di Aboutengue, nel Ciad orientale, non le restano che i suoi sei figli».
Giovanna Li Perni, responsabile del programma Corporate partnership e filantropia privata di Unhcr Italia, potrebbe elencare migliaia di storie come questa, tutte dal Sudan, da quella che gli operatori umanitari definiscono la più grande crisi umanitaria attualmente in atto al mondo, una tragedia dimenticata. Da quando nell'aprile 2023 è scoppiata la guerra civile tra le Forze Armate nazionali e quelle paramilitari, il Paese si è trasformato nel teatro di una immensa carneficina.
«Più della metà dei poco meno di 50 milioni di abitanti stimati, 26 milioni, sono in condizioni di fame acuta, un gradino sotto la carestia, 3 milioni sono i rifugiati nei Paesi confinanti, concentrati principalmente nella Repubblica Centrafricana e in Ciad, e sono circa 8, 5 milioni gli sfollati interni, persone che non sono uscite dal Paese ma sono state costrette ad abbandonare la loro casa in cerca di una via di scampo», racconta Giovanna.
Il 2023 è stato il più difficile e impegnativo degli ultimi dieci anni per l’Agenzia Onu per i rifugiati. Gli occhi del mondo sono puntati sul Medio Oriente, ma sono ben 43 le emergenze dichiarate, e il bilancio del 2024 rischia di essere ancora peggiore. Da qui nasce la campagna “Coop for Refugees”, una raccolta fondi che ci invita tutti ad aprire gli occhi e a tendere una mano, per offrire risorse e aiuti ai civili in fuga da 4 scenari di conflitto: Libano, Ucraina, Gaza e Sudan, appunto, il più lontano dai riflettori.
Le Coop hanno stanziato 200 mila euro e a questa somma si andranno ad aggiungere le donazioni dei soci e dei consumatori aperte fino al 9 gennaio. Si può donare dal conto corrente dedicato e intestato a Coop Italia su Banca Etica (IBAN IT43 D050 1802 8000 0002 0000 579), tramite a piattaforma Eppela o alle casse nei punti vendita Coop aderenti.
Unhcr utilizzerà i fondi raccolti per intensificare l’aiuto alla popolazione su quattro fronti e le attività già avviate grazie allo stanziamento includono 500 kit di emergenza per il Libano, con materassi, lampade solari e set per cucine da campo, a beneficio di 2.500 famiglie; il sostegno economico a 600 famiglie ucraine, per aiutarle a far fronte alle necessità quotidiane; 500 tende per dare riparo alle popolazioni in fuga in Sudan; 500 kit di beni di prima necessità per la popolazione di Gaza, per affrontare le difficoltà più urgenti.
Un aiuto per le donne, vittime due volte
Un aspetto che ancora purtroppo caratterizza i teatri di guerra in questi Paesi è la violenza sulle donne. In Sudan, spiega la responsabile Unhcr, durante i conflitti la violenza di genere continua a essere utilizzata come arma di guerra. «I nuclei in fuga sono spesso privi di uomini, le donne sono vulnerabili ed esposte. Accogliamo di continuo anche ragazze giovanissime che sono state stuprate, e che oltre che la povertà estrema, l’aver perso ogni cosa, devono sopportare il peso di questo trauma. Nei contesti di guerra come questi, dove la violenza senza limiti diventa la quotidianità, anche all’interno delle famiglie si assiste a un inasprimento del fenomeno della violenza domestica. L’attenzione è altissima pure nei campi, per via delle infiltrazioni di gruppi armati. E poi c’è la fame. Dove la povertà è a livelli impensabili è più facile che qualcuno si approfitti delle donne più giovani e vulnerabili».
Pozzi e servizi igienici per essere più sicure
Il lavoro degli operatori, in questi contesti serve a tenere alta l’attenzione nelle comunità, per non normalizzare la brutalità, coinvolgere capi comunitari e religiosi affinché si crei un clima di protezione attorno alle ragazze. Si dà naturalmente assistenza medica alle vittime, counseling, supporto psicosociale. Racconta Li Perni: «Una delle azioni messe in campo è anche l’assistenza economica diretta alle vittime. Diamo loro denaro affinché lo utilizzino per i bisogni essenziali, e poi accesso all'acqua e servizi igienici sia nel Paese, sia nei campi fuori dai confini. Avere vicino pozzi da cui attingere acqua e servizi igienici significa non dover percorrere lunghi tragitti, alla mercé di chiunque».
Foto di UNHCRImage credits: Anna Liminowicz, Ala Kheir, Andrew McConnell, Colin Delfosse, Eugene Sibomana, Aymen Alfadil, Houssam Hariri, Victoria Andrievska, Reason Moses Runyanga.
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