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Il primo aggettivo che pronuncia è “buona”, e lo dice con tutto l'orgoglio di chi coltiva ortaggi da una vita e sa distinguere la qualità. Se chiedi a Giuseppe Battagliola quale sia la caratteristica principale della “sua” Fior d'insalata, risponde al volo. «Lo vedi, lo senti al palato, perché è fresca e croccante. La tieni in frigo e dopo 20 giorni è ancora come appena colta». Ma di peculiarità, l'insalata pronta da mangiare arrivata a fine 2023 sugli scaffali dei freschissimi Coop con il marchio Fiorfiore, ne ha davvero tante. E la prima è quella di essere un prodotto rivoluzionario. Prodotta dall'azienda Kilometro Verde in provincia di Brescia, di cui Battaglia, 66 anni, è il fondatore -, nasce nella vertical farm più grande d'Europa, ed è coltivata in modo assolutamente sostenibile, senza fitofarmaci, con consumo di suolo ridotto, con un risparmio idrico del 95%. Viene confezionata in carta compostabile, si mette nel piatto senza lavarla e ha una vita ben più lunga rispetto alle tradizionali insalate in busta.
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Dove inizia allora questo cammino?Nell'azienda della mia famiglia, una piccola impresa agricola che produceva insalate. Quando avevo 33 anni, abbiamo fondato “La linea verde”; all'inizio non sapevamo neanche che evoluzione avrebbe avuto, ma una cosa era chiara, volevamo dare un valore aggiunto ai nostri prodotti ortofrutticoli. Era l’inizio degli anni ‘90, i bisogni dei consumatori stavano cambiando, la vita accelerava e si sentiva il bisogno di prodotti “veloci”. Abbiamo avuto l'intuizione di portare sul mercato prodotti già tagliati, poi siamo passati alle insalate di IV gamma. L'innovazione è sempre stata il nostro pallino. Siamo stati i primi a fare zuppe fresche.
Da lì avete fatto un altro passo: utilizzare le tecnologie per fare qualcosa di completamente nuovo. Dove nasce quest'idea di questa insalata green e freschissima? Ho lasciato presto la scuola perché studiare non mi piaceva, ma alla fine ho studiato per tutta la vita. E ho capito che bisogna ascoltare il consumatore. Oggi, giustamente, molti sono attenti alla qualità e guardano anche alla sostenibilità e alla salubrità di ciò che comprano. Servono prodotti che dalla A alla Z rispettino questi requisiti. Partendo da qui abbiamo provato a sfruttare l'innovazione in questa direzione. E, certo, avere per anni un partner come Coop, che ha sempre avuto una grande attenzione su questi temi, è stato d’aiuto. Non posso negare che stando al loro fianco abbiamo imparato meglio a leggere le esigenze dei consumatori.
Come si supera la diffidenza verso un prodotto fatto al chiuso, senza sole? Con la qualità. Questa insalata è più croccante e saporita di quella che nasce nella terra. È sana, perché non ha residui di fitofarmaci. Utilizzando la coltura idroponica le piante hanno il giusto nutrimento e non sono sottoposte alla variabilità climatica, non c’è bisogno di chimica. E poi è asciutta, basta provarla per capire la differenza.
Quanto ci è voluto per mettere a punto tutto? Ci sono voluti 3 anni di sperimentazione. Siamo partiti con le prove sulle varietà dei semi, per trovare le più adatte a essere coltivate in verticale: l'obiettivo era individuare quella che permettesse di ottenere una taglia di calibro medio, una “teen leaf”, tenera ma croccante e saporita come un'adulta. Poi abbiamo studiato come mettere queste piante nelle migliori condizioni per arrivare al risultato di oggi. Le piantine verdissime e tenere crescono in verticale, 365 giorni all'anno, senza terra, solo con acqua e sali minerali. Il 35% dell'energia che occorre a tenere accesi i 15.000.000 led sarà presto prodotta dall’impianto agrofotovoltaico da 10 megawatt che sta sorgendo nell'area circostante. Un sistema di deumidificazione recupera l'umidità emessa dalle piante rimettendo in circolo ogni giorno 50.000 litri di acqua. Serviva anche il giusto grado di ventilazione che consentisse di spazzare via l'umidità, così da evitare la formazione di muffe e batteri, pur senza usare fitofarmaci.
Come si ottiene un prodotto che si mantiene fresco per giorni?Cercando di creare l'habitat migliore, appunto ma anche la velocità di esecuzione: nel giro di pochi minuti, si passa dalla crescita alla sala taglio, all'urna di raffreddamento al confezionamento. La soddisfazione più grande è stata riuscire a raggiungere questi risultati mantenendo un rapporto qualità prezzo ottimale. E questo grazie anche a Coop, che ha portato le nostre insalate sul mercato con il marchio di eccellenza Fiorfiore.
Che ruolo ha avuto Coop nello sviluppo di questo prodotto? Coop ha una particolare sensibilità verso i valori come la sostenibilità e anche verso l'innovazione, l'attenzione verso il consumatore. La nostra idea è stata subito accolta con entusiasmo e ci ha dato la spinta per proseguire nel progetto. Insieme abbiamo perseguito l'obiettivo di sviluppare un prodotto completamente nuovo e green. D'altra parte, non è stata una novità, lavorando per anni con loro abbiamo condiviso le loro visioni, che sono diventate anche le nostre.
Cosa vede oggi?Quando chiudo gli occhi immagino un cerchio che si chiama sostenibilità, e vedo un consumatore che comprando questi prodotti vede lo stesso cerchio. Nel Fior d’insalata c’è tutto: risparmio di acqua, di suolo, recupero delle aree urbane dismesse, niente chimica, un packaging completamente riciclabile. E c’è un prodotto di altissima qualità, che tutti possono comprare.
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