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Coop offre ai suoi giovani soci la possibilità di partecipare all’iniziativa “E!State Liberi!”, nei terreni confiscati alla criminalità organizzata, dove nascono i prodotti Libera Terra.
Essere catapultati da Milano ai bunker di quello che fu il supercarcere dell'Asinara, è come attraversare in un giorno solo un intero oceano e approdare in un mondo nuovo. Almeno è stato così per Nicolas Garavaglia che a 28 anni, nel 2019, è arrivato da Magenta sull'isolotto sardo per partecipare a un campo di impegno e formazione dell'associazione Libera, tra i bunker dell'ex penitenziario. Con il suo gruppo aveva il compito di allestire una mostra sulle vittime di mafia.
«Per la prima volta ero di fronte a una realtà che fino a un momento prima non ero stato in grado di vedere – racconta - avevo sempre percepito la criminalità organizzata come qualcosa di lontano, ma quando sei lì scopri che la mafia è qualcosa di reale, che la puoi toccare, perché esiste e “lavora” anche a due passi da te».
Dal 2005 l'associazione Libera organizza campi estivi per giovani nei beni confiscati alle mafie, e migliaia di ragazzi partecipano da tutta Italia, spinti dalla voglia di vivere un'esperienza diversa, di impegno e cittadinanza attiva. Lo scopo dell’associazione è anche scuoterli: aprire i loro giovani occhi e far vedere che la criminalità organizzata è ancora vivissima e attiva, ma che ci sono anche gli strumenti per combatterla. Ne escono più coinvolti, capaci di diventare un pezzo di quella lotta.
Da vari anni, alcune cooperative offrono ai loro giovani soci la possibilità di partecipare ad alcuni campi di Libera. Da quest'anno Coop, che condivide i principi e i valori dell’associazione guidata da Don Luigi Ciotti e da tempo ne sostiene le attività, ha esteso questa possibilità a tutti i giovani soci Coop tra i 18 e i 30 anni a livello nazionale. L’iniziativa fa parte di Coop Youth Experience, la campagna di mobilitazione che racchiude i progetti e le proposte del gruppo cooperativo dedicate alle nuove generazioni. Fino al 31 maggio è possibile iscriversi ad alcuni dei campi organizzati dall'associazione: sono 70 i posti messi a disposizione per quattro destinazioni, in Sicilia e Calabria, nei beni gestiti da altrettante cooperative sociali. Coop si farà carico delle spese di vitto, alloggio e trasporto fino a destinazione, nonché dell’assicurazione. Le iscrizioni sono aperte fino al 31 maggio!
Scopri tutte le informazioni per partecipare
Prendere parte a questi campi è “un dare e un avere”, spiega Claudio Siciliano, responsabile nazionale di E!State Liberi! e componente della segreteria di Libera. «Ci sono l'impegno manuale, il “fare”, e il percorso di formazione e conoscenza: i partecipanti incontrano attivisti, familiari delle vittime innocenti, realizzano cos’è la mafia. Ma anche loro danno tanto ai territori da cui vengono ospitati. Portare in certe realtà gruppi di 10-20 o 40 giovani alla settimana, per tutta l'estate, è come portare un pezzo di Paese a chi vi abita, dire loro che non sono soli. E non solo perché i ragazzi danno supporto materiale, aiutando concretamente le cooperative nello svolgimento delle attività. È la loro stessa presenza, in posti così difficili, a dare forza al percorso che Libera ha intrapreso».
La giornata dei volontari scorre veloce tra mille attività: c'è chi dà il proprio contributo nei campi, fianco a fianco con i lavoratori delle cooperative agricole, chi si occupa di povertà educativa, chi fa animazione e rigenerazione urbana, chi organizza rappresentazioni teatrali in piazza o dipinge murales dedicati alle vittime di mafia. «Tutte queste attività sono la testimonianza del fatto che il percorso di rinascita di quei territori si va compiendo. Nello stesso tempo anche i volontari hanno modo di vedere i frutti dell'attività di Libera. C’è in loro lo stupore sincero di rendersi conto che c’è una risposta alla mafia, anche i quei territori spesso dipinti come zone di guerra».
Claudio Siciliano, E!State Liberi! - Campi di impegno e formazione sui beni confiscati alle mafie
L'ESPERIENZA DI NICOLAS
Quando Nicolas, oggi assistente di reparto in un negozio Coop nel Bolognese, ha partecipato al campo dell’Asinara, aveva 28 anni. «Desideravo da tempo fare un'esperienza di volontariato e un'amica che era stata in uno dei campi di Libera mi aveva raccontato che le aveva lasciato tanto». Asinara è una delle tante destinazioni proposte dall'associazione, ma il campo non si tiene su beni confiscati, bensì tra le strutture dell'ex carcere che ha ospitato terroristi e capimafia come Totò Riina. «Il nostro obiettivo era trasformare uno degli ex bunker in un luogo della memoria e di formazione, per noi e per i turisti che arrivavano sull'isola. Quell'anno abbiamo allestito una mostra fotografica con i nomi delle vittime di mafia, e facevamo da guide ai turisti, oltre a occuparci delle attività di gestione del campo. Ma oltre alle attività pratiche c'erano gli incontri e la formazione con le persone di Libera o con attivisti antimafia. È lì che ho scoperto che persino a due passi da casa mia ci sono decine di beni appartenuti ai clan».
LE RAGIONI CHE SPINGONO A ISCRIVERSI SONO LE PIÙ VARIE
«Molti sono spinti dalla voglia della scoperta, dalla curiosità di raggiungere un posto nuovo e lontano, e di conoscere altri giovani, ma c’è anche il desiderio di mettersi in gioco, impegnandosi in qualcosa di concreto», dice Siciliano. Dietro i più giovani ci sono spesso le famiglie, spinte dalle motivazioni più diverse: «Ricordo due candidature arrivate a distanza ravvicinata, in una c'era scritto: “Premio per la promozione”, nell'altra “Punizione per la bocciatura”. In tanti casi la spinta arriva dalla volontà di riscoprire il piacere di stare a contatto con la terra, o anche di saperne di più sulle mafie». Ma in tutti resta soprattutto una sensazione: «Dopo il rientro a casa dei figli molti genitori ci scrivono. E ci dicono che non hanno mai visto i loro figli così pieni di entusiasmo e sai perché? Perché in quella settimana trasferisci il concetto che non bisogna rassegnarsi, che è possibile cambiare le cose, insieme».
È la stessa sensazione rimasta dentro Nicolas, anche oggi dopo quattro anni: «La settimana del campo non è una vacanza, ma una settimana impegnativa, e non solo dal punto fisico. Nei momenti di confronto a volte la realtà ti cade addosso come “una botta in testa”. Ma quando torni a casa ti resta addosso la voglia di dire a tutti cosa hai fatto e scoperto, e di coinvolgerli. Realizzi che c'è qualcosa di marcio, ma nello stesso tempo c’è che vuole pulire la sporcizia, e tu vuoi fare la tua parte». La cosa che ha stupito di più Nicolas? «La quantità enorme di morti per mafia. Sono migliaia, spesso persone comuni, anche bambini. La prima persona uccisa fu a metà dell'800 e succede ogni giorno, anche adesso. Penso a chi muore sui campi per essere pagato due lire, anche quelle sono vittime di mafia».
Coop Youth Experience 2023
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