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Il 22 giugno il gigantesco contenitore di iuta è stato recapitato all'ambasciata iraniana a Roma. Al suo interno, migliaia di cartoline firmate da altrettanti soci e cittadini che hanno aderito all’iniziativa Coop “Donna. Vita. Libertà”. Una mobilitazione per i diritti degli uomini e delle donne vittime della repressione della repubblica islamica. Coop e Amnesty international erano lì. Ecco com’è andata.
Appena dietro il muro dell'ambasciata iraniana a Roma, in via Nomentana, c'è un palo con una telecamera che guarda fuori e assomiglia in modo inquietante a una forca. Un macabro avvertimento a farsi gli affari propri, dicono alcuni. Invece è proprio lì davanti, a qualche carreggiata di distanza, che il 22 giugno un camion ha depositato un enorme sacco di iuta. Dentro, c’era un simbolo: parte delle 111.532 cartoline firmate da altrettante persone.
Il messaggio scritto sulle cartoline è rivolto a quella stessa ambasciata e chiede di fermare le violenze in Iran, che da novembre 2022, quando la giovane Masha Amini è stata uccisa dalla polizia per un velo indossato male, stanno soffocando nel sangue la rivolta pacifica del popolo persiano. La porta del palazzo non è stata aperta, ma il sacco è rimasto lì un bel po', mentre i manifestanti tenevano alta la bandiera iraniana, e i rappresentanti di Coop e di Amnesty International spiegavano alla stampa le ragioni di questa iniziativa.
A realizzare, diffondere, raccogliere e consegnare le cartoline è stata Coop, che a marzo di quest'anno ha lanciato l’iniziativa “Donna.vita.libertà”, nata nell’ambito di Close the Gap, la campagna di Coop contro le disuguaglianze di genere. Con il sostegno di Amnesty International Italia, le Cooperative di consumatori hanno distribuito appunto migliaia di cartoline ai soci, ai clienti e ai cittadini, da firmare e riconsegnare nei supermercati o per posta, per esprimere la propria solidarietà agli iraniani, a partire dalle donne.
Le card raffigurano infatti una ciocca di capelli nell'atto di essere tagliata, il gesto di protesta diventato l’icona delle donne persiane in lotta contro il regime, dopo la morte di Masha Amini. «Firmare e spedire una cartolina è un gesto piccolo», ha ricordato il 22 giugno il presidente di Ancc di Coop Marco Pedroni, mentre sotto l'afa spiegava il senso del messaggio all’ambasciata, «ma ha un valore importante, simboleggia il fatto che per tantissimi italiani quello che succede in Iran non è indifferente, si deve e si può ancora raccontare. Queste 111.532 firme lanciano un messaggio chiaro a tutti: non possiamo girarci dall'altra parte».
Le violenze in Iran non sono finite solo perché non se ne parla più. Secondo le segnalazioni di Amnesty, sono più di 500 i manifestanti uccisi dalle forze di sicurezza e paramilitari durante le proteste, iniziate ormai a settembre 2022. «Si uccide in piazza, sui patiboli, si arrestano dissidenti, si processano, si continuano ad avvelenare giovani donne nelle scuole, come forma di avvertimento», ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia.
«Quella forca installata qui sulla telecamera, la dice lunga sulle violazioni che ancora si compiono nel Paese, e sull'atteggiamento di chi governa. E non inganni l'opinione pubblica il “gesto di pacificazione” che lo scorso gennaio ha compiuto la repubblica islamica, scarcerando alcune centinaia di persone. Sono uscite dal carcere su cauzione, ciò significa che è stato liberato solo chi poteva pagare, e alcune sono state riarrestate subito dopo. Oggi manifestare pacificamente in Iran significa andare incontro alla morte. Dall'inizio delle proteste a oggi sono sette i manifestanti impiccati». Gli ultimi casi risalgono al 19 maggio, pochi giorni fa.
LA RIVOLTA SILENZIOSA
Ma la rivolta silenziosa del popolo iraniano continua, come racconta Tina Marinari, coordinatrice campagne dell’associazione. «C’è stata un'evoluzione, la società civile ha trovato nuove strategie. Ci si riunisce sui tetti di notte, a cantare “Donna.Vita.Libertà”, si va per strada di nascosto a scrivere sui muri dei palazzi istituzionali. Continuano a resistere, a dire loro che nonostante tutto, il movimento è vivo e organizzato. Non si fermeranno». E non vanno lasciati soli. Ce lo ha ricordato ancora una volta Parisa Nazari, attivista iraniana che vive in Italia, e come altri transfughi è in contatto con chi è rimasto nel paese. «La nostra rivoluzione pacifica e pacifista continua ma abbiamo bisogno che il resto del mondo non si giri dall'altra parte», ha detto parlando ai giornalisti. «È fondamentale che le voci della gente comune arrivino ai politici e ai governanti, affinché non normalizzino i rapporti con il regime iraniano. I rappresentanti del governo vengono in Occidente e sorridono, chiedono di stringere accordi, ma hanno le mani sporche del sangue del popolo iraniano. Abbiamo bisogno che questo non venga dimenticato, che la società civile sia compatta nel gridare che un Paese democratico non può tollerare rapporti di qualunque genere con queste persone. Vi chiediamo di stare dalla parte giusta della storia».
PRONTI PER NUOVE AZIONI IN AUTUNNO
Stare dalla parte giusta della storia è l’obiettivo delle cartoline “Donna. Vita. Libertà”, e di chi si è impegnato a portare avanti questa iniziativa. «Oggi il nostro modo di essere d'aiuto è essere qui, dare visibilità a ciò che accade in Iran con questo sacco gigantesco, anche oggi che di questo tema si parla meno», ha detto Maura Latini, presidente di Coop Italia. Mentre il sole di mezzogiorno continuava a bruciare, Pedroni, con la direttrice generale di Amnesty International Italia Ileana Bello, ha suonato al cancello dell’ambasciata. Nessuno ha aperto, come nessuno ha risposto alle precedenti richieste di contatto di Coop. Ma la campagna non si ferma davanti a una porta chiusa. «Ho sentito il ministro degli esteri Antonio Tajani - ha detto Pedroni - che ha assicurato che governo italiano sarà sensibile a questa iniziativa. Continueremo con Amnesty a dare supporto alla causa del popolo iraniano, per l'autunno stiamo pensando ad altre azioni per tenere alta attenzione».
UN CANTO DI LIBERTÀ
Durante il presidio, una ballerina iraniana ha danzato sullo spartitraffico di fronte all'ambasciata, sulle note della canzone “Baraye”, del cantautore iraniano Shervin Hajipour dedicata alle donne, ragazze e bambine iraniane. Intorno le attiviste tenevano alti i cartelli gialli di Amnesty international, altre la bandiera dell’Iran. Il camion ha portato via il sacco, ma un corriere tornerà presto in via Nomentana, all'ambasciata, per portarlo nuovamente al suo destinatario. Arriverà dalla parte giusta della storia.
Close The Gap
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