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Grazie alla generosità di 81.000 fra dipendenti, soci, consumatori e fornitori sono stati raccolti 2,1 milioni di euro, ora destinati a 7 cooperative agricole e 9 comuni. Per recuperare i beni di tutti e diventare più “forti” contro i cambiamenti climatici.
Oggi si guarda al futuro. Anche se è gennaio, il termometro è intorno a 0 gradi, pioviccica e l'umidità entra nelle ossa, nelle terre devastate dalle alluvioni di maggio si inizia a pensare alla primavera con un po' di ottimismo. C'è ancora tanto da fare, certo, sperando che i finanziamenti promessi dallo Stato arrivino in fretta, perché i danni si contano a milioni e da soli non ce la si può fare, ma prendono forma i primi progetti di ricostruzione. «Noi non ci arrendiamo», dice Giampietro Sabbatani, direttore della Cooperativa agricola Bracciantile Massari, spiegando cosa c’era “prima” mentre mostra i campi ancora fangosi e deserti, i filari della frutta rimasti schiantati e i punti dove non si può piantare nulla, perché la melma inghiotte i semi. Alcuni vitigni sono rimasti sott’acqua per dieci giorni. Su queste terre ci vorranno quattro anni per rivedere i primi frutti, ma non importa, quel che conta è ricominciare a lavorare.
IL SACRIFICIO DEGLI AGRICOLTORI
Siamo a Conselice, nel cuore del disastro. Come molte altre aziende agricole romagnole, durante la seconda alluvione (del 16 maggio, seguita a quella del 2) la cooperativa Massari ha acconsentito ad abbassare gli argini dei corsi d'acqua, e portare la piena sui suoi campi, per salvare le zone abitate. Il paese è stato ugualmente devastato, ma senza il sacrificio di questi agricoltori sarebbe andata molto peggio. L’annus horribilis non era finito, però. A luglio una tromba d’aria ha distrutto gli alberi rimasti in piedi, nella cooperativa è andato perso il 95% della produzione, i danni sono stati in tutto di circa 7 milioni su un fatturato di 11. «Aiuti pubblici, finora non si sono visti, abbiamo presentato allo Stato i conteggi dei danni strutturali, stiamo aspettando. Dei ristori per le perdite relative alle colture, che dovrebbero arrivare dall'Unione europea, invece non si sente nemmeno parlare», spiega Sabbatani.
Sono però arrivate le risorse dei privati, la solidarietà di aziende e cittadini, che permetteranno di mettere a terra tanti progetti. Dalle cooperative di tutta Italia e di tutti settori sono stati inviati 5,7 milioni di euro, e di questi, 2,1 milioni da Coop, che pochi giorni dopo il disastro che ha colpito Emilia-Romagna e Marche ha avviato la campagna di raccolta fondi tra dipendenti, soci, consumatori e fornitori. Hanno risposto in 81.000, raccogliendo una somma che ora potrà aiutare molte realtà a non sprofondare nei debiti e investire.
Un enorme assegno, consegnato simbolicamente alla cooperativa Massari pochi giorni fa, dal presidente di Ancc-Coop Marco Pedroni insieme ai presidenti delle Coop direttamente colpite dall’alluvione (Mario Cifiello di Coop Alleanza 3.0 e Andrea Mascherini di Coop Reno), con Paolo Lucchi, presidente di Legacoop Romagna e la sindaca di Bagnacavallo, Eleonora Proni, che presiede anche l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna.
«Abbiamo pensato a lungo a come destinare queste risorse, abbiamo parlato con le realtà del territorio, con la Lega delle cooperative, e abbiamo individuato tre filoni», spiega Marco Pedroni, presidente di Ancc-Coop. Una parte è stata subito utilizzata a favore dei dipendenti di Coop Alleanza 3.0 e Coop Reno residenti nelle aree alluvionate: tra loro c’è chi ha perso casa, chi l'auto, chi dovrà ristrutturare la propria abitazione, senza sapere se e quando arriveranno contributi pubblici. «A loro sono andate anche ore e giornate di ferie donate dai colleghi di tutta Italia, per dargli la possibilità di affrontare all’emergenza. L'altro filone riguarda i Comuni maggiormente colpiti, e serviranno a recuperare verde urbano, parchi, sentieri sepolti sotto il fango», spiega Pedroni. A Marzabotto, Conselice, Massa Lombarda, Lugo, Bagnacavallo, Faenza, Meldola, Forlì e Cesena saranno ripristinate in tutto 15 aree tra spazi verdi e parchi giochi.
Andrea Mascherini, presidente di Coop Reno
RICOSTRUIRE UN'AGRICOLTURA RESILIENTE
C'è infine il terzo filone, quello destinato alle cooperative agricole inondate. Ne sono state individuate sette: i soldi serviranno per finanziare per il 50% interventi di ricostruzione, ma non solo. «L’idea è venuta a Claudio Mazzini, il nostro responsabile commerciale del settore Ortofrutta, insieme l’abbiamo condivisa con la Lega cooperative: utilizzare quelle risorse anche per porre le basi per un'agricoltura più resiliente, che impari a convivere con i cambiamenti climatici, si sappia proteggere e adattare al nuovo clima», ha proseguito Pedroni. Ecco allora che dove oggi ci sono campi vuoti, cresceranno pereti biologici e noceti, vivai di asparagi e fragole, molti dei quali destinati alla filiera Coop. Ma saranno anche realizzati impianti di irrigazione efficienti, sistemi antibrina contro le gelate, protezioni contro gli insetti e la grandine, mentre le macchine agricole utilizzate saranno elettriche, per limitare l’impatto ambientale.
Mario Cifiello, presidente di Coop Alleanza 3.0
IL SIMBOLO DI UNA RINASCITA
Nella Cab Massari serviranno 7 anni per vedere le prime noci, 4 anni per le prime pere, ma quei campi che paiono deserti sono oggi il simbolo di una rinascita. Il presidente di Legacoop Emila-Romagna, Paolo Lucchi, è commosso quando rievoca gli ultimi mesi: «Siamo qui da 140 anni, in queste sette cooperative agricole lavorano 619 persone, i terreni colpiti sono 6.150 ettari, la metà del totale: se li mettessimo in fila avremmo una strada che va da Ravenna alla Sicilia. E si sono allagati perché loro hanno scelto di farli allagare, per cercare di salvare l'abitato, nonostante fossero in piena produzione. I danni si faranno sentire a lungo, ma l’aiuto dei privati come Coop ci aiutano a uscire dal buco nero in cui rischiavamo di sprofondare». Non basta, però, chiude Lucchi: «Abbiamo bisogno di tenere accesi i fari su quello che sta succedendo, la Romagna non può essere solo quella che si rimbocca le maniche e ce la fa da sola. Ci hanno promesso risorse di cui abbiamo bisogno, stiamo ancora aspettando». Una frase che suona come un grido di aiuto. “Non lasciateci soli a combattere questa battaglia”. Il mondo Coop ha già risposto, ci sarà.
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