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#CoopforGaza, la raccolta continua: «Qui si lotta per vivere ogni giorno, serve l’aiuto di tutti»

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Etica e solidarietà
17 Settembre 2025

La testimonianza di Angelo Rusconi, responsabile di progetto per le operazioni a Nord di Gaza per Medici Senza Frontiere, rientrato a fine giugno dalla Striscia. Per farci capire perché è importante non lasciarci vincere dall’indifferenza. Un inferno dove Msf continua a operare, nonostante tutto e anche grazie ai fondi donati da Coop e da tanti soci e consumatori.


«In questo momento sono aperti in tutto il mondo 37 conflitti. Ma quello di Gaza ha una particolarità: chi è lì non può andare via. È come un topo in una scatola di cartone, sa che sopra di lui c’è qualcuno, e questo qualcuno può prenderlo quando vuole». Angelo Rusconi, responsabile di progetto per le operazioni a Nord di Gaza per Medici Senza Frontiere, parlava così a fine luglio, a poche settimane del rientro dalla Striscia, nel corso di un incontro dell’ong con gli stakeholder. Sono passati quasi due mesi, poco è cambiato. A Gaza si continua a morire di fame, sotto le bombe – circa 65.000, ad oggi, le vittime stimate, nella stragrande maggioranza civili - in uno scenario che è poco più che un ammasso di macerie grigie. Cibo e aiuti vengono distribuiti con il contagocce, tra folle disperate e spari dell’esercito. Mentre scriviamo queste righe l’esercito israeliano attacca Gaza City, la situazione, per quanto possibile, può solo peggiorare.

Aiuti e attrezzature bloccati alla frontiera

A Gaza operano una ventina di organizzazioni umanitarie, in condizioni quasi surreali. Medici Senza Frontiere è presente con 11 tra ospedali, ospedali da campo e centri di salute primaria, in cui sono attivi un migliaio di operatori e operatrici. Mai come a Gaza, racconta Rusconi, sono costretti a operare con risorse limitatissime. Dalla frontiera non entra cibo, non c’è più l’acquedotto, distrutto dalle bombe israeliane, non c’è gasolio, che è arrivato a costare anche più di 20 dollari al litro, non arrivano le attrezzature che consentono ai medici di fare il loro lavoro. Sono bloccate alla dogana da Tel Aviv per via del sospetto di “dual use”, il timore, cioè, che molti materiali sanitari possano essere utilizzati come armi. A luglio erano in attesa circa 2.400 pallet destinati a Msf, da allora pochi hanno varcato il confine. «Nonostante questo, si va avanti, con quel che si ha. A Deir Al Balah è stato costruito l’anno scorso un ospedale con 70 posti letto e due camere operatorie, in un anno sono state eseguite 4.800 operazioni di chirurgia di guerra e abbiamo aumentato le sale operatorie e posti letto. Lì accanto abbiamo allestito un Pronto soccorso con 13 posti letto, per alleggerire l’ospedale, e dopo un lavoro di un mese e mezzo siamo riusciti ad aprirne un altro a Nord-ovest. L’ospedale è funzionante e autonomo, fortunatamente ha un suo pozzo d’acqua, ma abbiamo bisogno del desalinizzatore che consuma tantissima elettricità. Io stesso, prima di andare via ho firmato un ordine per acquistare altro gasolio. Serviranno circa 250.000 euro al mese».

Credits: Medici Senza Frontiere 

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La raccolta fondi di Coop: soci a raccolta per procurare kit salvavita ed equipaggiamenti

Quel poco che si trova nella Striscia costa una fortuna, e per comprarlo servono soldi. Tanti. Raccogliere fondi è il solo modo per permettere alle organizzazioni umanitarie di approvvigionarsi del minimo necessario, o anche solo per consentire lo stoccaggio delle attrezzature ferme agli aeroporti, in attesa di un via libera per portarle dentro. Ecco il perché della mobilitazione di Coop, che ha messo in piedi quest’estate la raccolta fondi #CoopforGaza per dare supporto a Medici senza frontiere. Al primo stanziamento di Coop, di 500 mila euro, si stanno aggiungendo le donazioni di soci e consumatori che aderiscono alla campagna. La raccolta è stata prorogata fino al 31 ottobre, le risorse sono già servite per acquistare 7 equipaggiamenti completi da sala operatoria per anestesia e rianimazione, 40 set chirurgici per interventi addominali, kit per rifugi impermeabili per 4.000 famiglie, altri 120 Kit destinati alla disinfezione dell'acqua potabile. Si può partecipare fino a fine ottobre versando sul conto corrente dedicato su Banca Etica (IBAN IT 77 B050 1802 8000 0002 0000 890, intestato a Coop Italia, causale “Donazione MSF per Gaza”).

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Durante l’estate anche alcuni comitati soci delle cooperative Coop si sono mobilitati per dare il loro contributo. In Coop, le donazioni spontanee raccolte durante alcune iniziative dedicate alla socialità – dai laboratori di socialità all'osservazione delle stelle, ai tornei di burraco – sono state interamente devolute a #CoopforGaza.

Dal cibo terapeutico alle cure psicologiche, il ruolo di Msf

Difficile dire se ci sia un’emergenza più emergenza di tutte, nella Striscia. Ci sono i feriti di guerra, vittime di bombardamenti, di eserciti che entrano casa per casa e gettano bombe incendiarie, c’è la malnutrizione che colpisce soprattutto bambini piccolissimi e donne incinta, ci sono le infezioni dovute alla mancanza di acqua potabile, le malattie croniche, i traumi psicologici. «Mettere insieme un pasto è difficile, noi operatori, che ci consideravamo privilegiati, abbiamo un pasto al giorno, perlopiù cibo in scatola precotto. Non c’è carne, non ci sono verdure, la farina che si è riusciti a conservare è piena di vermi. Negli ospedali, oltre ai feriti, arrivano persone che non si nutrono da tre/quattro giorni, bisogna essere pronti a supportarli con cure e cibo terapeutico, ma anche assistenza di altro tipo. In ogni ospedale, per esempio, è stata allestita una camera colorata per i bambini, piccoli che non di rado hanno assistito alla distruzione della loro casa, o magari hanno visto arrivare un drone e disintegrare il proprio padre», è il racconto crudo dell’operatore di Msf.

Un popolo allo stremo, ma che ha voglia di tornare a vivere

Alla mancanza di cibo e alla carenza di tutto si unisce la desolazione per avere perso tutto: «Al mattino si fa il conto di come è andata la notte, ma chi ha ancora un tetto va avanti nell’angoscia di ricevere una chiamata dall’esercito israeliano, dove come in un reality una voce ti annuncia che “sei stato nominato”, devi lasciare casa anche in un’ora, perché il quartiere sta per essere raso al suolo. Ho sentito persone dire “Chissà se mangeremo ancora un kebab”, o chiedersi se ricorda ancora il sapore della Nutella. Ho ascoltato confidenze di chi era benestante, abitava in un bell’appartamento, e ora vive in trenta in una tenda, e sono mesi che non fa una doccia. Un uomo che faceva le pulizie in ospedale mi ha raccontato che un giorno ha deciso di portare le sue bambine all’unica giostra manuale rimasta nella zona, vincendo la paura di saltare tutti per aria, perché le piccole aspettavano da sei mesi quel momento, e non le aveva volute deludere», continua Rusconi, come un fiume in piena, in un racconto dove come mai appare quanto a Gaza si viva in equilibrio su un filo, sottile, tra vita e morte. Eppure si va avanti, con dignità. «È commovente vedere come ogni mattina si rinizi, come in un formicaio. Cade una bomba, vedi salire il fumo, le sirene, le ambulanze, e il giorno addietro c’è lì la gente che ricostruisce quel poco che si può ricostruire, rimette in piedi le auto, si dà una mano».

Dal 29 luglio al 31 ottobre 2025 dona anche tu!
IBAN IT 77 B050 1802 8000 0002 0000890

Il grido di chi ha visto: «Non lasciamoli soli»

A chi gli chiede a cosa serva, di fronte a un esercito che sembra implacabile e una comunità internazionale inerte, Rusconi replica con l’aneddoto di quell’anziano che ogni giorno, durante la guerra del Vietnam, andava davanti alla Casa Bianca con una candela in mano. «Gli chiesero cosa pensasse di ottenere, visto che nessuno lo avrebbe ascoltato. E lui rispose che non lo faceva per loro, ma per sé. Come lui, anche noi dobbiamo fare del nostro meglio per non rimanere indifferenti. Parlarne, sforzarci di fare qualcosa. Pensando a quanto siamo fortunati a non dover alzare la testa ogni cinque minuti, per controllare che un drone non stia volando sopra di noi. Quel popolo ha bisogno aiuto, non è più tollerabile girare la testa dall’atra parte, non possiamo lasciarli soli».

Dall’ottobre 2023 MSF ha visitato a Gaza più 1 milione di pazienti, operato 27 mila persone, assistito 15 mila parti, fornito 65 mila consulti per salute mentale, tra carestia e bombardamenti, che a volte non risparmiano nemmeno le sedi delle ong. L’assistenza si estende anche alla distribuzione di acqua: sette unità di trattamento dell'acqua di MSF producono acqua sufficiente per fornire 7,5 litri al giorno a 65.000 persone.

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