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Una startup di giovani romagnole, le Mariscadoras, ha costruito una filiera nel comparto ittico per produrre e vendere prodotti a base del crostaceo che ha invaso il nostro mare. I loro prodotti sono ora in più di 300 negozi Coop. Per unire bontà e sostenibilità.
Lo chiamano “l'alieno”, oppure “l’invasore”. Da più di un anno il granchio blu ha colonizzato le coste dell’alto Adriatico, e i pescatori di vongole e molluschi del Delta del Po assistono impotenti alle sue “razzie”. Decima allevamenti, altera gli equilibri dell'ecosistema e mette a rischio la sopravvivenza di decine di imprese ittiche, ed è talmente presente che ormai, ripetono gli esperti, quella del crostaceo arrivato dall'Atlantico non è più solo un’emergenza, ma una nuova normalità a cui adattarsi.
Una startup al femminile e un’idea vincente
Il granchio blu è in vendita da tempo nei negozi Coop nei reparti pescheria, anche per sostenere l’economia ittica messa a dura prova dall’invasore blu e affrontare il problema ambientale. E adattarsi, appunto. È da questa parola che parte l’intuizione di un gruppo di giovani donne tra i 26 e i 39 anni, che sul granchio blu hanno costruito il loro business, indicando una via nuova, più efficace e sostenibile, per pescare in granchio e portarlo sulle tavole degli italiani, ma in una forma “diversa” così che venga apprezzato e consumato, e da problema diventi risorsa. Loro sono cinque, tutte romagnole, e si chiamano Carlotta Santolin, Alice Pari, Giulia Ricci, Ilaria Cappuccini e Matilda Banchetti. Nel 2021 hanno dato vita a una startup nel settore ittico, con un nome che è già un documento programmatico: Mariscadoras, l’appellativo delle raccoglitrici di vongole galiziane, che tanto hanno lottato per vedersi riconoscere dignità e diritti al pari dei colleghi uomini. Dall’azienda è nato Blueat, un progetto di pescheria sostenibile che si basa sulla costruzione di una filiera che va dal mare alla tavola.
I nuovi prodotti in vendita
Il frutto di questo lavoro è approdato lo scorso aprile nei punti vendita di Coop Alleanza 3.0, in diverse regioni d’Italia, dal Friuli-Venezia Giulia alla Basilicata. In circa 300 negozi sono infatti in vendita i nuovi prodotti gastronomici Blueat pronti da cuocere o da mangiare: sugo a base di granchio blu, nella versione al pomodoro o bianca, crema da spalmare e polpette. Prodotti dove facilità d’uso e sapore si uniscono a proprietà nutritive preziose, proprie del crostaceo, come grassi essenziali, selenio, vitamine del gruppo B, omega, fosforo e proteine.
«Noi per prime abbiamo sperimentato le ricette in modo casalingo, poi abbiamo chiesto a un’azienda trasformatrice di provare a realizzarle su scala industriale. Le ricette sono state migliorate e riadattate: per esempio ora sono tutte gluten free. E oggi con il nostro fornitore, l’azienda Tagliapietra, vendiamo prodotti per la ristorazione, il mercato estero, soprattutto gli USA, e la distribuzione, con Coop».
Dalle interviste agli assaggi, così è nata la startup
Non è stato semplice per queste imprenditrici arrivare fin qui. L’idea di mettere in tavola “l’alieno” è arrivata molto tempo fa, quando il granchio blu non era ancora balzato agli onori dei tg nazionali, ma già rappresentava un problema sulle coste di Puglia e Basilicata. «Ci davano delle pazze quando parlavamo di voler mettere su questa impresa», ride Carlotta Santolini, antropologa di formazione e “mente” delle Mariscadoras, nonché colei che ha unito il team per trasformare un progetto visionario in un’impresa. Carlotta stava facendo un giro sulle coste dell'Italia in barca vela, con la Fondazione Cetacea Onlus, per un progetto di tutela ambientale che coinvolgeva cittadini e pescatori, ed è stato intervistando loro ha scoperto dell’esistenza del granchio blu nei nostri mari e ha iniziato a lavorare a quello che sembrava poco più di un sogno. Sono arrivate poi il sodalizio con le altre socie, tutte con trascorsi diversissimi, ma unite dalla passione per l’ambiente.
Alice Pari, antropologa e public relation manager di Mariscadoras
Non ci si ferma con il granchio. Il progetto delle Mariscadoras è di allargarsi ad altre specie aliene, invasive e problematiche, e valorizzarle attraverso la pesca sostenibile e ricette culinarie eccellenti, come spiega Alice Pari, antropologa e public relation manager della startup: se i cambiamenti sono inevitabili e l'uomo ne è in parte responsabile, può almeno imparare a conviverci nel migliore dei modi, senza fare ulteriori danni:
«La sostenibilità è per noi al primo posto, l’impresa controlla tutti i passaggi della filiera. Il granchio che acquistiamo viene pescato solo in trappole target e trasportato in un certo modo, il pesce immediatamente abbattuto. E ora stiamo lavorando a un progetto per utilizzare i carapaci, che andrebbero buttati, per realizzare packaging sostenibile al 100%. Puntiamo a cercare di risolvere le criticità esistenti senza creare altri squilibri».
Anche dal punto di vista sociale, le Mariscadoras, impresa al femminile in un ambiente a presenza maschile, hanno fissato ambiziosi traguardi da raggiungere.
«Anche per noi non è stato semplice all'inizio introdurci in questo mondo. Nella pesca le donne esistono, ma sono confinate a ricoprire determinati ruoli in aziende familiari, non ci sono per esempio cooperative di sole donne. Sull’esempio delle Mariscadoras galiziane, con cui siamo in contatto sin dalla nostra fondazione, abbiamo per questo appena presentato un progetto per sviluppare iniziative di empowerment femminile nel settore pesca. Domani, chissà, potremo commercializzare granchio pescato da sole donne!».
IMAGE CREDITS: MATTEO GARRONE
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