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Cosa c'è dietro la confezione di un prodotto? Quanto lavoro serve perché custodisca al meglio il suo contenuto, sia funzionale, bello ma anche “buono” per l'ambiente? E cosa c'entra l'economia circolare? La risposta arriva da alcuni prodotti “speciali” di Coop.
Cosa potrà mai avere ciò che contiene e illustra un prodotto, di così speciale?
Eppure, anche una confezione custodisce una storia, quella dell'azienda che l'ha immaginata e progettata, i suoi valori e le priorità, e un pezzo di futuro. L'involucro è talmente essenziale che l'Istituto italiano imballaggio assegna ogni anno un riconoscimento a chi immette sul mercato le soluzioni più innovative e originali, che rispondono a criteri stringenti. E tra i vincitori di quest’anno c’è Coop, con un prodotto attento ai consumatori e all’ambiente: la confezione della pizza margherita surgelata senza glutine a proprio marchio.
La ragione? Questo imballaggio guarda ai bisogni dei consumatori intolleranti al glutine, perché l'involucro di plastica che custodisce la pizza nell’astuccio di cartone può essere usato direttamente nel forno. Non è un’innovazione da poco: il consumatore non ha bisogno di scartare la pellicola, l’alimento “imbustato” così com’è nel forno, azzerando il rischio di contaminazioni che potrebbero essere causate da alimenti con glutine che sono stati nel forno, o nell’utensile utilizzato.
Chiara Faenza, responsabile Sostenibilità e innovazione valori di Coop Italia.
Efficacia e sostenibilità, come si arriva al risultato
Ma c'è dell'altro: l'involucro di plastica è più leggero del 60% rispetto a quelli che avvolgono le pizze surgelate, quindi l’intero imballaggio comporta una produzione inferiore di rifiuti. Non è semplice né scontato raggiungere risultati del genere, che hanno un occhio al prodotto, al consumatore e all'ambiente.
«È un gioco di equilibri. Semplicemente perché il materiale “perfetto” non esiste, esiste invece la migliore applicazione per ciascun materiale, e il nostro compito è ricercarla di volta in volta», spiega Chiara Faenza, responsabile Sostenibilità e innovazione valori di Coop Italia, che ha ritirato il premio a Milano.
Le variabili in gioco sono tante, perché per fare bene il proprio lavoro un imballaggio deve soddisfare numerosi requisiti: sicurezza, innovazione, funzionalità, mantenimento delle caratteristiche del prodotto, costo e, non ultima, la sostenibilità ambientale. «Il materiale deve essere “compatibile” con il suo contenuto, mantenere intatto e sicuro ciò che contiene, senza alterarne la composizione, l’efficacia, la durata e le qualità organolettiche, se si tratta di un alimento. E poi, sulla sostenibilità: servono materie prime e processi a basso impatto ambientale, certo, ma anche in grado di far sì che la vita del prodotto duri il più a lungo possibile, per prevenire il problema degli scarti alimentari. Ogni volta vanno soppesate tutte queste variabili e trovata la formula giusta».
Coop, l'economia circolare, il packaging e i prodotti
DA SCARTO A OGGETTO DI USO QUOTIDIANO
L’impegno ambientale di chi produce e vende prodotti di largo consumo non si chiude però con la scelta dei materiali per gli imballaggi. Coop ha una lunga storia di “attore in prima linea” nella promozione dell’economia circolare, conditio sine qua non per attuare politiche concretamente sostenibili. Non a caso è stata tra i protagonisti il 21 aprile all'Innovation for Sustainability summit, l'evento organizzato dall'European Innovation for Sustainability Summit dedicato ai prodotti più innovativi in un'ottica di sostenibilità. Coop ha proposto un desk espositivo nell’area di presentazione di progetti di sostenibilità dove ha esposto gli utensili da cucina della linea “Toh chi si rivede”, realizzati da Guzzini in esclusiva, con materiali di riciclo.
DALLA CANCELLERIA AGLI UTENSILI
“Toh chi si rivede” è il punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2017, che si compone non a caso di plastiche riciclate almeno al 70 o 80%, a seconda dei prodotti. Per rimettere in circolazione i materiali che hanno già avuto un'altra vita in precedenti imballaggi, Coop ha scelto da tempo di recuperarli e reinserirli sul mercato con una nuova destinazione. Ha cominciato appunto sei anni fa, con la linea di cancelleria Vivi Verde Coop composta in parte di fibra di cellulosa e plastica riciclata, e l'esperienza è stata replicata in diversi ambiti: dalle vaschette di ortofrutta ai flaconi dei detergenti, dalle bottiglie ai sacchetti per l’immondizia, dalle padelle alle casseruole in alluminio, un numero sempre più alto di prodotti a marchio è stato modificato nella sua composizione affinché si potessero riutilizzare in tutto o in percentuale materiali non vergini. A rappresentare questo impegno, simbolicamente al summit romano c’era anche un pannello firmato da Luogo Comune, lo stesso artista del murales che Coop ha commissionato a Rebibbia a Roma, lo scorso febbraio, nell’ambito di Coop Youth Experience. L’immagine simboleggia appunto l’economia circolare e l’amore per l’ambiente.
LE QUATTRO R DI RECUPERO, RIDUZIONE, RIUTILIZZO E RICICLO
Ogni azione di Coop segue il principio delle tre R: riduzione alla fonte per i materiali, no a confezioni eccessive, sì all'uso di ricariche e di materie prime da riciclo, indicazioni chiare per il riciclo. Azioni di questo tipo hanno interessato nel 2022 619 prodotti a marchio Coop, con un risparmio stimato di 553,2 tonnellate di materiali di confezionamento l'utilizzo di 4.205,7 tonnellate di plastica riciclata al posto della plastica vergine. Complessivamente, nel periodo 2018-2022 sono state utilizzate circa 16 mila tonnellate di plastica riciclata al posto della plastica vergine. Anche l'informazione ha un suo peso: nel 2007, in anticipo di 13 anni sulla normativa che lo rende obbligatorio, Coop è stata la prima catena distributiva a lanciare il progetto “Etichettaggio informativo dei Prodotti Coop”, che prevede in etichetta indicazione dei materiali utilizzati e della loro destinazione a fine vita. L'informazione al consumatore è strettamente legata alla sostenibilità di un imballaggio. E non è secondaria. «Chi ha in mano la confezione di un prodotto deve sapere come smaltirla dopo l’uso, altrimenti si rischia di vanificare tutto il lavoro precedente», dice Chiara Faenza.
TOH! Chi si rivede
Una seconda vita per la plastica
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