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A un anno dalla donazione grazie alla campagna che ha raccolto più di 2,1 milioni di euro a favore delle zone alluvionate, nelle campagne è tornato l’ottimismo. Dalla messa a dimora delle piante agli impianti di irrigazione, così gli agricoltori si preparano alla nuova stagione.
«Ci stiamo incamminando verso la normalità». Poche parole, scandite chiaramente, sono l'istantanea del clima che si respira nelle campagne romagnole a gennaio 2025. Un anno e mezzo dopo le due alluvioni di maggio 2023, che hanno sommerso migliaia di ettari di territorio, Giampietro Sabbatani - direttore della Cooperativa agricola bracciantile Massari quando venne devastata dall’acqua - guarda al futuro con ottimismo.
Il nome della Cab Massari è risuonato spesso nei giorni terribili della seconda alluvione del 16 e 17 maggio: la cooperativa acconsentì di far defluire le acque del Canale Zaniolo nei propri campi, cercando così di evitare la piena inondazione dell'abitato di Conselice. L'acqua coprì quasi tutto, per giorni. Il 95% della produzione andò perduto, con danni per più di 8 milioni di euro, numero che si è aggiunto alla conta delle altre aziende danneggiate, circa 12.000 ettari di terreno soffocato dal fango.
Oggi, guardando quelle campagne, i nuovi filari di piante e i trattori che dissodano i campi, quello che balza agli occhi è la testarda volontà di voltare pagina, che ha permesso agli agricoltori della Romagna di non fermarsi mai da 19 mesi, anche senza gli indennizzi statali, arrivati tardi e solo in minima parte. In molti casi sono stati i fondi di donazioni private a permettere di ripartire, e un esempio tra tutti sono i 2,1 milioni di euro raccolti tra 81.000 donatori fra soci, dipendenti, consumatori e fornitori Coop, per essere destinati ai lavoratori residenti nelle zone alluvionate, al ripristino di spazi urbani e agli agricoltori. Una corposa parte delle risorse è andata infatti a sette cooperative agricole, tra cui appunto la Cab Massari, che coprono per estensione la metà delle terre alluvionate, con un obiettivo visionario: rimettere a posto i terreni devastati e prepararli nel migliore dei modi ad affrontare le nuove sfide del cambiamento climatico.
Ora le aziende stanno rendicontando gli interventi già avviati: le nuove macchine agricole elettriche sono in funzione, le superfici dei campi sono state preparate e livellate, i terreni ossigenati, il deflusso delle acque migliorato, tutto è quasi pronto per accogliere le nuove colture. In alcune Cab, come quella del comprensorio Cervese, ci si prepara per i vivai di fragole in primavera, nella Cab Ter.Ra. si stanno ultimando i lavori per il moderno impianto di irrigazione interrata, che è stato già utilizzato per le barbabietole. E un impianto di irrigazione a risparmio idrico sta per essere installato anche nella Cab Bagnacavallo e Faenza, mentre nella Massari si stagliano all'orizzonte i filari dei peri impiantati, forse il simbolo più evidente di rinascita dopo mesi complicatissimi, anche se per i primi frutti serviranno 3 anni. «Siamo a buon punto, anche se non ancora tornati alla normalità, abbiamo ancora qualche campo in condizioni precarie, perché fino a settembre 2024 abbiamo avuto piogge abbondanti, 300 millimetri caduti in poche settimane» dice Sabbatani. «La messa a dimora dei nuovi pereti è già iniziata, dei 16 ettari complessivi ne stiamo ripristinando la metà, come da tabella di marcia. Stiamo approntando i nuovi impianti di irrigazione, che serviranno soprattutto a partire da questa primavera, e sono stati acquistati tre carri per la raccolta dei frutti completamente elettrici, già funzionanti in campo. Se le piogge ci daranno tregua dovremmo finire la semina del frumento entro fine gennaio».
«L'umore è buono, si lavora di buona lena, ma questi investimenti sono stati resi possibili soprattutto grazie al contributo di Coop, mentre stiamo ancora attendendo gran parte dei ristori pubblici» dice Sabbatani. «Dei circa 8 milioni di danni periziati, ad oggi ne abbiamo ricevuti circa 1,2. Una quota importante sarebbe dovuta arrivare dal fondo Agricat per i danni alle produzioni agricole. La somma avrebbe dovuto essere messa in pagamento a ottobre, ma c'è stato un rinvio perché molte aziende agricole hanno contestato gli importi proposti e quindi il Ministero ha preso tempo per rifare i conteggi. Ad oggi non abbiamo un documento scritto dove si legge quanto e quando arriveranno le risorse. Nel frattempo, stiamo seguendo le istruttorie delle domande dei danni strutturali sulla piattaforma Sfinge e contiamo che la nomina del nuovo commissario straordinario Curcio porti ad una accelerazione dell’iter burocratico».
Gli fa eco il presidente di Legacoop Romagna Paolo Lucchi, che sta seguendo da vicino le imprese danneggiate dall'alluvione: «Quello dell’accesso ai fondi pubblici è un vero e proprio percorso a ostacoli: basti pensare che delle circa 86.000 imprese e famiglie colpite dall’alluvione, ha presentato domanda appena il 2%. Quelle associate a Legacoop, soprattutto le Cooperative bracciantili del ravennate, le più duramente danneggiate, sono state affiancate da noi con un servizio di assistenza mirato. Se oggi finalmente vediamo i primi risultati e possiamo guardare avanti, è senza dubbio grazie al contributo del mondo cooperativo. Questa solidarietà che si è espressa a favore della Romagna è una parte bellissima della storia della cooperazione, è ciò che di positivo ci è rimasto di una tragedia che ha portato danni e vittime».
Molte delle migliorie e dei benefici di cui godranno le imprese grazie agli interventi finanziati dalla raccolta fondi di Coop ancora non si vedono, ma sono di fondamentale importanza anche per il futuro. I vantaggi dei nuovi impianti di irrigazione sotterranei, per esempio, che permettono di risparmiare circa il 40% di acqua, e di aumentare il tasso di assorbimento, saranno evidenti nella prossima stagione agricola, specie in estate, quando probabilmente bisognerà combattere contro le temperature torride registrate negli ultimi anni. «Anche di questo dobbiamo ringraziare Coop», dice Paolo Lucchi: «L'intuizione di Claudio Mazzini, responsabile commerciale del settore Ortofrutta, ci ha spinto a non puntare solo a risolvere il problema nell'immediato, e cioè ripiantare ciò che si era ammalorato dopo l'alluvione, ma a ragionare sul futuro, a fare una scelta lungimirante quando virtuosa. È stato più lucido di quanto non lo fossimo noi in quel momento, e questo ci ha aiutato a programmare interventi più utili».
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