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Cronaca di una giornata a Casa Chiaravalle, a Milano, con i protagonisti di un video che racconta cosa significa partecipare ed essere soci delle cooperative di consumo. Persone normali, con desideri speciali.
Lorenzo aveva sbagliato indirizzo: prima di arrivare a Casa Chiaravalle si è ritrovato nel giardino di un'abitazione privata, dove il padrone di casa non è sembrato molto contento di vederlo. Ma non si è perso d'animo ed è arrivato a destinazione puntuale, dove l'hanno rimesso in sesto con un caffè. Caterina aveva dimenticato il telefonino a casa, «e quando mi hanno visto comparire mi hanno guardato come se venissi dalla luna», racconta ridendo questa bella signora di 79 anni, che da Genova a Milano è arrivata sola, in treno, dando una piccola lezione di vita a tutti: «Crediamo di essere perduti senza smartphone, ma io che ho vissuto la maggior parte della mia vita senza so che si riescono a fare ancora molte cose anche se non lo hai portata di mano». E poi c'è Marco Rocco, il più giovane, 23 anni e una motivazione di ferro: «Quando Coop chiama io rispondo», è il suo motto. Ha accettato subito di essere qui, anche se questo significava perdere un giorno di studio prima della tesi di laurea in psicologia.
UN MICROCOSMO DI PERSONE CHE VOGLIONO SENTIRSI UTILI
Lorenzo Bugliesi, Caterina Rollero, Marco Rocco Di Luca sono i tre soci Coop che a ottobre hanno raggiunto Casa Chiaravalle a Milano da Toscana, Liguria ed Emilia Romagna per portare la loro testimonianza di partecipazione. Lo scopo della giornata era raccontare davanti a una telecamera cosa vuol dire essere socio Coop: il video è stato pubblicato su Open, il giornale online fondato da Enrico Mentana. È qui sotto, il secondo di una serie di clip che saranno pubblicate anche su questo sito, dove i soci raccontano la loro esperienza di partecipazione nelle cooperative di consumatori. Ciò che segue, invece, è il racconto di ciò che ha lasciato ai primi tre “testimonial” questa giornata. Uno spaccato, seppur minuscolo, del microcosmo Coop, fatto di persone che hanno voglia di fare qualcosa per gli altri.
L'appuntamento è a Casa Chiaravalle, una grande dimora confiscata alla criminalità organizzata e affidata a Passpartout, un consorzio di imprese sociali, che ci ha aperto le porte. Qui due anni fa Coop ha piantato 1.000 alberi nell'ambito del progetto Oasi Urbane. Fa un caldo insolito, come in tutta Italia in questo strano autunno. Lorenzo, 41 anni e cliente Coop “da sempre”, arriva da Livorno ed è il primo a girare. È a suo agio davanti alla telecamera, perché prima di iniziare la sua carriera da manager ha avuto un breve passaggio come attore professionista. Ma non è certo la voglia di andare in video che lo ha spinto a esserci.
«Quando mi hanno chiesto di candidarmi ho pensato che fosse una cosa utile e intelligente - spiega - Coop comunica solo il 5% di quello che realmente fa sul territorio, e non parlo solo di eventi o iniziative, ma anche di tutto il contributo che le cooperative portano attraverso la rete dei soci. È giusto che queste cose vengano raccontate. Se dici Coop la maggior parte delle persone pensa a un supermercato, invece io penso che sia soprattutto un “luogo” fatto di persone, un modo di vedere il mondo e di mettersi a disposizione degli altri».
Ai giornalisti di Open, Lorenzo ha raccontato quello che Unicoop Tirreno ha fatto a Livorno, dove ha messo a disposizione delle associazioni di volontariato le sue strutture per la campagna di donazione di sangue. Ma ha anche raccolto qualcos’altro. «Parlando con Marco Rocco e Caterina ho scoperto che ogni cooperativa, anzi, ogni città ha le sue esperienze virtuose. Sono rimasto colpito da quante cose si facciano in tutta Italia, a livello sociale, ambientale. Dovremmo organizzare incontri e replicare le best practice su larga scala».
Marco Rocco, consigliere di zona a Forlì, si accende quando gli chiedi cosa lo ha portato a Milano. «Quando mi hanno chiamato ero sotto tesi, ma come potevo dire di no? E anche se faceva un caldo tremendo e abbiamo girato sotto il sole sono soddisfatto, perché è venuto fuori quello che volevo dire. E cioè che in un mondo orientato al successo e alla performance, al guadagno, vedere che c'è un grande gruppo cooperativo che riesce ad agire diversamente, a pagare i dipendenti in modo giusto, a vendere prodotti che sono fatti in modo “etico”, oltre che buoni, mi fa pensare che un'alternativa c'è al capitalismo selvaggio, ed è questo modello».
Marco ha conosciuto Coop solo quando si è trasferito a Cesena per studiare. «In Molise non c'è. E all'inizio per me era solo il posto più vicino a casa dove fare la spesa. Poi, diventando socio, ho iniziato a seguirli e a partecipare alle iniziative culturali, ma più avvicinavo a questo mondo, più mi interessava, finché non mi hanno candidato a diventare consigliere di Zona in Coop Alleanza 3.0». Di Chiaravalle ricorda soprattutto la sensazione che questa esperienza gli ha lasciato addosso.
«Mi ha colpito il trovare tanta attenzione verso di noi, la volontà di farci stare bene, non me l'aspettavo da un'azienda così grande. Ci hanno messo a nostro agio, ci hanno fatto sentire a casa, ho rivisto in questa cura la stessa che mettono nel prodotto e nel supermercato: c'era un'attenzione empatica alla persona, c'era calore umano».
CATERINA: «QUI PERCHÈ IN 30 ANNI HO VISTO CRESCERE QUESTO MONDO» Caterina è la veterana del gruppo, genovese. Per 30 anni in Coop come socia, al terzo mandato di consigliera di amministrazione nel Cda di Coop Liguria. È stato quasi naturale per lei venire qui a portare la sua voce. «Ho iniziato a seguire Coop quando i miei figli erano piccoli e la cooperativa organizzava attività per bambini per educarli al consumo consapevole. Poi ho scoperto che era anche molto di più», racconta con il suo fare spigliato. «Sono contenta di poter dire la mia sull’esperienza in cooperativa. Con Coop ho iniziato come socia a occuparmi di attività culturali. Ancora lo facciamo, ci vediamo una volta a settimana e proponiamo mostre, conferenze, una gita al mese fuori città. Ho 79 anni, essere nel Cda mi mantiene giovane e attiva, ogni giorno imparo qualcosa di nuovo, mi aiuta a stare al passo in un mondo dove tutto cambia velocemente». E giovane lo è, Caterina: il suo entusiasmo è arrivato come un’onda travolgente a Chiaravalle. «Che meraviglia scoprire quel posto, un luogo sequestrato alla mafia che oggi accoglie persone di tutte le età, incontrare e vedere che ci sono altri soci così giovani, motivati e pieni di iniziative. Ti fa ben sperare. Ma sa cosa mi è piaciuto tanto di quella giornata? Parlare dietro a quel bel murales con la scritta “ospitalità”. Una bellissima parola, che già da sola dice tanto del mondo Coop».
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Oasi Urbane
Il progetto di Coop per riportare l’equilibrio naturale in ecosistemi danneggiati.
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