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Dietro le quinte, con chi lavora contro lo spreco di cibo e per la solidarietà

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Etica e solidarietà
05 Febbraio 2026

Nei giorni in cui si celebra la Giornata nazionale contro lo Spreco alimentare, il 5 febbraio, e a dieci anni dalla legge Gadda sulla lotta anti-spreco, ecco le voci di chi, in Coop, rende possibili la raccolta e le donazioni di alimenti invenduti con il progetto Buon Fine, attivo dal 2003.

 

Raccogliere i prodotti, organizzarli e stoccarli, e poi preparare le bolle, mantenere i rapporti con associazioni e onlus e fissare i giorni di consegna, alla sera, a chiusura negozio, in mezzo a mille altre cose da fare. Dietro ai progetti di solidarietà che permettono di destinare il cibo in scadenza dei negozi a chi ha bisogno, c'è una macchina sempre in moto, fatta di persone, impegno e attenzione, che in Coop da più di 20 anni permette di salvare tonnellate di alimenti ancora perfetti, e farli arrivare dove servono davvero.

È passato più di un quarto di secolo dalla nascita del progetto Buon Fine – la data che segna l'apertura a livello nazionale è il 2003, ben prima che la legge Gadda del 2016 contro lo spreco alimentare introducesse norme che hanno facilitato e allargato il processo. Sono oggi 685, il 67% del totale, i punti vendita Coop che recuperano prodotti alimentari vicini alla scadenza. «Sa la curiosità?», dice Daniele Dipace, responsabile Relazioni con le comunità e soci in Coop Reno, e in quanto tale coinvolto direttamente nel progetto, in capo alle sezioni soci: «Buon Fine era nato come un progetto ambientale, con lo scopo di evitare sprechi alimentari ed evitare l'eccesso di produzione di rifiuti speciali nei negozi, perché così viene classificato il cibo. Con gli anni, però, con l'impoverimento delle persone, l'aspetto ambientale è passato quasi in secondo piano, a favore di quello sociale. La verità è che questo progetto permette di aiutare tanti, dalle famiglie che non ce la fanno, ai ragazzi accolti nei centri per minori, da chi frequenta le mense solidali a chi riceve i pacchi alimentari a casa».

Dai confezionati alla rosticceria, tutta la merce di Buon Fine

C'è un dettaglio – che poi dettaglio non è – che al di là dell'aspetto green rende Buon Fine un progetto a sé rispetto alle altre donazioni alimentari, ed è la varietà dei prodotti donati. Ai beneficiari arrivano non solo beni di primissima necessità, come pasta, passate di pomodoro, ma qualunque tipo di alimento in scadenza, anche pregiato, anche costoso, dai formaggi ai piatti di rosticceria, dalle merende alle golosità, tutti perfettamente commestibili, ceduti per il solo fatto di non poter essere venduti nei giorni successivi.

«Assieme ai prodotti a lunga conservazione ci sono i freschi: pane, pizze, prodotti del banco frigo. A fine giornata pesiamo tutta la roba invenduta e che per legge non può restare sui banchi, la confezioniamo come se dovesse andare al cliente, prepariamo la bolla per il trasporto e uscita, e aspettiamo che passino i volontari negli orari prestabiliti. Se ci allunga il lavoro? Certo che sì, qui da noi passano quintali di merce, ma è sufficiente rodare il meccanismo, perché poi diventa tutto automatico», spiega Maurizio Lamanna, responsabile della Coop di Minerbio, tra le più grandi di Coop Reno.

Silvia, l'occhio attento che ha salvato il progetto nella sua piccola comunità

Lamanna ha “ereditato” il progetto al suo arrivo, facendosi carico assieme alle altre responsabilità di Buon Fine, proprio come la collega Silvia Mordini, capo negozio dal 2023 a Monghidoro. «Me ne occupo quotidianamente con i miei collaboratori, sin dal mattino, quando passiamo in rassegna la merce esposta e tutto ciò che è in scadenza viene sistemato nell'area dedicata alle onlus». Fino a fine 2025, a gestire ritiro e distribuzione era un'associazione che si dedicava ai senzatetto, ma i volontari sono andati entrambi in pensione, e quando vengono a mancare le persone, progetti e buone intenzioni rischiano di saltare per aria. «Non era facile trovare un sostituto, perché anche per i volontari il ritiro e la distribuzione è un impegno quotidiano da rispettare, anche per motivi burocratici e di sicurezza. Ma lavorando qui da un po’ conosco la realtà di Monghidoro, e per fortuna sono stata io stessa a ricordarmi che in negozio venivano spesso dei ragazzi, a volte molto giovani, non italiani, con gli operatori di una cooperativa che si occupa di minori stranieri non accompagnati. 

Arrivavano per fare la spesa con dei buoni donati, ma l’importo non era alto, e mi era rimasto impresso il modo in cui guardavano certi articoli. Ne abbiamo parlato con la sezione soci, anche per coinvolgerli nel ritiro, trasformare la raccolta in un’occasione di integrazione e socialità, e ora stiamo chiudendo le pratiche per coinvolgere la cooperativa. Ne sono felice: noi siamo una cooperativa, è giusto che ci adoperiamo per il nostro territorio».

Maria Luisa, che ha visto con i suoi occhi gli effetti del suo lavoro

Maria Luisa Mariani, per molti anni responsabile barriera alle casse all’Ipercoop L’Aquilone di Genova e oggi in forza all’ufficio contabilità-incassi della sede di Coop Liguria, è animata dallo stesso entusiasmo. «Non mi occupavo personalmente di Buon Fine, ma sono molto sensibile a questi temi e ho sempre tenuto alta l'attenzione in negozio. Negli ultimi tre anni, ero responsabile barriera casse e mi sono occupata di scadenze, coinvolgendo le cassiere in attività sistematiche: quando in negozio c'era meno gente passavano metodicamente tra gli scaffali a visionare i prodotti, questo ci aiutava a intercettare subito le merci in scadenza e a mantenere il controllo costante sui banchi. Ero talmente appassionata che il mio allora capo mi portò per “premio” in visita alla mensa di Vallata, un servizio di prossimità che distribuisce pasti cucinati al momento con ingredienti derivati da eccedenze alimentari. È stato toccante, e mi ha colpito molto l'attenzione con cui i volontari si dedicano, per mettere in tavola fino a 80 pasti al giorno. Si organizzano in turni, incastrandosi con i mille impegni lavorativi e familiari, perché tutto funzioni al meglio. Lo fanno perché ci credono, e perché hanno toccato con mano il bisogno. Ecco, se non vedi queste cose, non te ne rendi conto».

Qui Peccioli, dove il Buon Fine è anche per gli animali

Anche chi lavora nei piccoli centri ha sotto gli occhi i frutti del proprio impegno. Lo sa bene Mario Primato, in Coop dal 2009 e oggi responsabile del punto vendita di Peccioli, della Coop Amiatina. «Da noi in negozio le associazioni passano una volta a settimana a ritirare la merce, sappiamo che ciò che recuperano resta qui in zona, donato alle famiglie in difficoltà: fa in un certo senso la differenza, ed è qualcosa che responsabilizza. D’altra parte, Coop è anche questo, non girare la testa dall’altra parte se c’è qualcuno che ha bisogno». Il punto vendita di Primato è tra quelli di Coop Amiatina che organizza il “Buon Fine Animali”, anche in questo caso in collaborazione con un'associazione locale: «La nostra è un'associazione di volontari, la loro sede è vicina al punto vendita. Due volte all'anno, quando organizziamo il Dona la spesa per gli animali, l'iniziativa benefica che coinvolge i clienti a favore dei rifugi per animali abbandonati, abbiniamo anche Buon Fine, aggiungendo la merce dei nostri reparti».

Un lavoro collettivo per un piccolo miracolo


Marina Burla, coordinatrice del negozio di Grotte Santo Stefano, in provincia di Viterbo, ha conosciuto Buon Fine quando è entrata in Coop, nel 2017, ed è per lei ormai parte integrante del suo lavoro.

 
«Quando ho scoperto il progetto e l’ho visto funzionare ne sono rimasta molto colpita. Tra persone comuni parliamo spesso di quanto frequentemente gettiamo roba che non riusciamo a consumare, ma non ci rendiamo conto di quanto possa essere preziosa per chi è in difficoltà. Lavorando qui ho visto con i miei occhi quanta merce può essere recuperata e quanto sia importante tutto questo». In negozio c’è il cesto del Buon Fine, dove le commesse sanno di poter inserire non solo i prodotti a lunga conservazione in scadenza, ma anche quelli con dei piccoli “difetti”. 
«Spesso succede che le confezioni si rovinino o si alterino, senza che questo abbia alcun impatto sul contenuto. Penso alle lattine ammaccate, ai sacchetti esterni di plastica o carta che possono aprirsi, lasciando però intatte le confezioni monodose all’interno.

Due volte a settimana tutti questi prodotti vengono stoccati e consegnati a due associazioni. Una sera sì e una sera no, invece, destiniamo il fresco in scadenza a un gruppo di suore, che lo distribuisce ad altri soggetti. C’è davvero tanta roba, e ogni volta sapere che non andrà buttata ci dà un grande sollievo e una grande soddisfazione». Un piccolo miracolo, reso possibile dai volontari ma anche dalla passione delle persone di Coop.

BUON FINE – I DATI NAZIONALI 

Il progetto “Buon Fine” è attivo a livello nazionale dal 2003. Nel 2025 ha permesso di raccogliere in Coop 4.909 tonnellate di cibo donato, per 9.818.518 milioni di pasti e un valore di 32.080.609 di euro (l'1,3% in più rispetto all'anno precedente). Sono stati coinvolti 685 punti vendita di Coop e 897 associazioni beneficiarie.            

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