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La testimonianza di Valeria Bigliazzi della cooperativa Chico Mendes Modena che importa noci e anacardi da Brasile e Bolivia, pagandoli a un prezzo equo.
La testimonianza di Valeria Bigliazzi della cooperativa Chico Mendes Modena che importa noci e anacardi da Brasile e Bolivia, pagandoli a un prezzo equo. Prodotti disponibili nei negozi Coop, che da decenni si impegna, con il marchio Solidal, nel commercio equo e solidale.
Se chiedi a Valeria Bigliazzi un’immagine o una storia che riassume i quasi 20 anni di vita della cooperativa Chico Mendes Modena, risponde con un nome: Manuel Lima, uno degli agricoltori che incontrò nei primi anni 2000 nell'Amazzonia boliviana. «Ci ero arrivata come volontaria – racconta – per un progetto finanziato dall'Unione europea. Lui non era che un contadino come gli altri, raccoglieva le noci brasiliane e le vendeva per pochi dollari a cassa a intermediari senza scrupoli. Arrivavano prima del raccolto, il momento di maggiore difficoltà per quelle popolazioni, offrivano soldi in contanti, approfittando del bisogno di liquidità e del fatto che questi agricoltori non avevano mezzi per trasportare i frutti, né per trattare con le aziende. Ma da allora le cose sono tanto cambiate. Manuel è diventato socio della prima cooperativa di agricoltori che ha lavorato con noi: ha avuto intuito, perseveranza, e oggi ha una bellissima casa di cemento e legno, con acqua potabile, elettricità e servizi igienici, il suo orgoglio».
Era il risultato che Valeria e i suoi “compagni di viaggio” di allora – Giorgio Prampolini, Alfredo Galli, Stefano Ronconi e Tullio Aymone – avevano sognato, quando da semplici volontari e studiosi decisero di fondare la cooperativa Chico Mendes Modena, ispirandosi al raccoglitore di caucciù brasiliano ucciso nel 1988 per aver difeso la foresta amazzonica dalla deforestazione: trovare insieme a quei contadini un modo migliore e più equo per commerciare i loro prodotti. Oggi, da quei territori, la Chico Mendes importa in Italia frutta secca, al ritmo di decine di tonnellate all’anno con la certificazione Fairtrade, l’organizzazione per il commercio equo e solidale presente su noci e anacardi, in vendita con il marchio Solidal Coop, che li ha seguiti in questa avventura sin dall’inizio e distingue i prodotti “buoni e giusti” dei paesi in via di sviluppo.
UN'IDEA VINCENTE «Coop ha creduto da subito nel nostro progetto, è stato il nostro primo cliente», spiega Valeria raccontando come tutto iniziò: «Quanto ai contadini, non fu semplicissimo convincerli a cambiare sistema, si trattava di proporre loro un’alternativa che non avevano mai preso in considerazione. Ma spiegammo loro che avrebbero dovuto solo riuscire a raccogliere le noci e farle seccare, cosa che facevano già benissimo, e mettere insieme una quantità sufficiente a riempire un container per le esportazioni, mentre noi avremmo fatto gli accordi con la fabbrica per il confezionamento e ci saremmo preoccupati della vendita. Nel 2004 facemmo il primo carico». Ha funzionato: «Sono rimasti padroni del loro prodotto, si sono organizzati in cooperative e hanno continuato con le loro attività di raccolta tradizionali, peraltro già sostenibili, perché queste economie sono per loro natura in armonia con l’ambiente. Avevano solo bisogno di una spinta per liberarsi da certi meccanismi e di un tramite con l'esterno. Siamo in Amazzonia, queste aree sono lontanissime dai centri economici. La loro ricchezza è però il loro senso di comunità, che li ha aiutati a collaborare tra loro».
DAI FONDI ALLE BORSE DI STUDIO: IL "MIRACOLO" DELLE COOPERATIVE
In 20 anni le cooperative di produttori hanno acquisito gli strumenti per crescere e per sostenere i loro soci. Sono stati creati fondi per evitare il ricorso al credito e parte degli utili è stato reinvestito per migliorare la produzione e realizzare infrastrutture, erogare borse di studio per i figli di produttori, stipulare assicurazioni sanitarie per i lavoratori. «Alcune hanno iniziato a dedicare parte dei proventi al microcredito interno, per finanziare le loro iniziative, così da non doversi rivolgere all’esterno. I tassi d'interesse in queste zone sono talmente alti che chi ricorre al credito rischia di vedere azzerati i suoi guadagni, o addirittura di indebitarsi», spiega Valeria.
LA RIVINCITA DELLE DONNE
Anche sul fronte della parità di genere le popolazioni locali hanno raggiunto traguardi inimmaginabili, tanto che Chico Mendes Modena è stata tra i vincitori del Premio Close The Gap di Coop, che viene assegnato ai fornitori che più si sono distinti nelle politiche di inclusione. Una grande soddisfazione, per Valeria: «Oggi la centrale cooperativa da cui compriamo l'anacardo ha donne in ruoli importanti: le dirigenti sono due su quattro e le donne in ruoli tecnici sono circa il 70%. Non è scontato, in queste aree. Parliamo di comunità rurali in cui le ragazzine non possono nemmeno andare a scuola quando hanno il ciclo, perché gli istituti non hanno i bagni. Ma qui le donne si sono dedicate anima e corpo, in prima persona, alla crescita delle comunità, e i risultati raggiunti sono per loro motivo di grande orgoglio. Le centrali operative hanno recuperato terreni latifondi e dopo anni di battaglie legali sono state riconosciute come proprietarie. Sta nascendo una comunità modello, dove alcune attività sono gestite interamente da donne: coltivano gli orti e allevano animali per il ristorante a Km 0, e hanno iniziato a camminare sulle proprie gambe».
MANUEL, CHE HA SAPUTO GUARDARE LONTANO
Esattamente come Manuel, che fu il primo, anni fa, a inventarsi coltivazioni perenni da affiancare a quelle stagionali, per non fare impoverire il terreno. «Allora era giovanissimo, ma sapeva guardare lontano. E come lui i suoi figli. Li ho conosciuti quando erano bambini, oggi hanno un'azienda che commercializza i succhi dell'açai, riforniscono il Comune per le merende scolastiche. Torno ogni anno a trovarli, vederli migliorare negli anni fa bene al cuore. Un giorno Manuel mi ha detto: “Se io non avessi avuto la possibilità di commercio equo la mia vita sarebbe stata completamente diversa”. Questa frase dà il senso a tutto il nostro lavoro».
Valeria Bigliazzi, Chico Mendes Modena
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