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Coop è partner dell’edizione 2024 del Festival dello Sviluppo Sostenibile con due eventi sui nuovi modelli di consumo. L’ex ministro, direttore scientifico dell’associazione: «L’inazione ci costerà molto di più dell’azione. E le imprese possono trovare un compromesso per offrire prodotti migliori a prezzi accessibili, come ha fatto Coop».
Cambiare rotta, e in fretta. Per evitare la catastrofe climatica ma anche economica. Lo ripetono dai palchi di tutta Italia in queste settimane i partecipanti all'edizione 2024 del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2024 targato ASviS, l'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile tra enti, associazioni e altri soggetti privati nata per mobilitare società e istituzioni sui temi e gli obiettivi dell'Agenda 2030 dell’Onu. Ancc-Coop aderisce all'Alleanza sin quasi dalla sua nascita ed è partner anche quest'anno del Festival, a cui ha partecipato con due appuntamenti, testimoniando che il cambiamento è qui e ora, ed è possibile, come dimostrano le azioni delle cooperative Coop, ogni giorno.
Il costo della sostenibilità
La sostenibilità costa, si dice, ma il costo reale dipende da come si affronta il cambiamento. Ne è convinto Enrico Giovannini, già ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile nel governo Draghi e ancor prima ministro del Lavoro e delle politiche sociali tra il 2013 e il 2014. Oggi Giovannini è direttore scientifico dell'ASviS, e si fa portavoce delle istanze di cambiamento.
«Milton Friedman ha detto negli anni ‘70 che le imprese non devono occuparsi di social responsibility, e ancora oggi molti la pensano ancora così. Se indossassi per un attimo il cappello del presidente dell'associazione di tutte le imprese del mondo, direi che cambiare non conviene, è difficile, che non si può fare business in un modo diverso da quello attuale. E che ci siano 300 mila morti all'anno per malattie legate all'inquinamento non è un problema che va accollato al sistema produttivo. E nemmeno importa che sempre più giovani, spesso i più bravi, non vogliano più lavorare nelle imprese che hanno questo atteggiamento. Ma la realtà è un’altra, lo sappiamo bene. È arrivato il momento per tutti noi di chiudere gli occhi, immaginare un futuro diverso e poi riaprirli e mettersi in moto per realizzarlo. Se vogliamo che il mercato faccia il suo mestiere, noi tutti dobbiamo interpretare la transizione come occasione per innovare il nostro modello di produzione. Bisogna crederci, e i dati lo dimostrano».
I numeri della transizione
Il 7 maggio l'ASviS ha presentato lo studio “Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050. Le scelte da compiere ora per uno sviluppo sostenibile” realizzato con Oxford Economics. Il report presenta un quadro dell’Italia al 2030 e al 2050, ipotizzando diversi scenari con un dato inatteso per i più: agire ha un costo di gran lunga inferiore rispetto al non fare nulla.
A conti fatti, se da una parte la transizione energetica avrebbe sul Pil cumulato un effetto leggermente negativo (-0,97% sul totale), il rinvio a dopo il 2030 di certe azioni genererebbe una perdita dell'1,2%. Al contrario, accompagnando il processo con l’innovazione si avrebbe un aumento complessivo del 2,2% del Pil, con effetti positivi su occupazione e debito pubblico.
(Fonte: ASviS “Rapporto di primavera”, 2024)
Il salto necessario e il ruolo delle istituzioniSono macro-numeri quelli presenti nel report, e mostrano quanto sia determinante una spinta decisiva e convinta da parte delle istituzioni. «Nel rapporto ASviS mostriamo che ci sono programmi governativi che sembrano andare nella direzione giusta, ma nella pratica mancano le azioni, o sono contraddittorie. Abbiamo bisogno che ci sia più coerenza nella politica», spiega Giovannini.
Di questo avviso è anche Marco Pedroni, presidente di Ancc-Coop, che alla presentazione del rapporto ASviS ha posto proprio la questione del sostegno delle istituzioni, per una svolta a 360 gradi: «Se noi come imprese, istituzioni, associazioni, vogliamo fare davvero la nostra parte dobbiamo ragionare nell’ottica di governare il cambiamento. Ma non dimentichiamo che la sostenibilità non è sempre “sostenibile” per le imprese, ci sono azioni e decisioni che hanno un impatto elevato sui costi di produzione, anche se generano effetti assai positivi. Noi della cooperazione siamo avvantaggiati, le nostre finalità sono sociali, abbiamo il vantaggio di non dover remunerare i capitali investiti, ma il tema resta. Non possiamo fare a meno di cambiare direzione, ma non possiamo farlo da soli. Serve una mano pubblica che dia un supporto di qualche tipo, perché altrimenti il peso di questa transizione rischia di scaricarsi sul consumatore finale».
I fatti: le azioni CoopQuesto non vuol dire però, che si debba restare ad aspettare, e che la svolta green debba restare nel libro dei sogni, perché già molto è stato fatto. Lo ha mostrato il presidente di Coop Alleanza 3.0 Mario Cifiello, durante la presentazione del piano di sostenibilità 2024-2027, uno degli eventi legati al festival ASviS: migliorare l'impatto ambientale e sociale delle proprie azioni può rientrare nei programmi aziendali e integrarsi perfettamente in un piano di crescita.
Utilizzo di energie per il 100% rinnovabili, riduzione degli imballaggi, ambienti di lavoro sicuri e inclusivi, un carrello sostenibile e accessibile, sono obiettivi concreti del piano di azione della Cooperativa, che ha già preso forma.
Prepararsi al cambiamentoI consumatori, appunto, l’anello finale della catena, che subisce e influenza le politiche. Sono pronti per la virata? Sì e no, secondo Giovannini. «Le nuove generazioni sono più attente e consapevoli, ma non sono loro a fare le scelte di consumo. E poi c’è un tema ancora più importante: è necessario venire incontro a quella fetta di consumatori che è sensibile a certi temi, vorrebbe fare determinate scelte, ma non può. Nel nostro Paese abbiamo un milione di persone vicine alla soglia di povertà, negli ultimi 20 anni i salari e redditi non sono cresciuti, le ondate inflazionistiche hanno peggiorato le cose. Il prezzo di un prodotto, per queste persone, è un fattore di primaria importanza. E allora il modello è quello del mondo cooperativo e di chi, come Coop, ha dimostrato che si possono fare prodotti di qualità, sostenibili e a prezzi accessibili. Non dimentichiamo che se prezzi bassi fa rima con scarsa qualità, o scarsa attenzione per gli impatti ambientali, questo vuol dire diete peggiori, più inquinamento e più problemi di salute. Un costo altissimo, che fino a oggi non è finito nei conti di nessuno». Ma qualcuno paga.
Image credits: ASviS
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